Aborigeni ed olimpiadi in Australia
Sì, lo spettacolo di apertura delle recenti Olimpiadi tenutesi a Sydney ha fatto molta scena, con i suoi balletti, il ghiaccio secco che annebbiava tutto come in un sogno, le maschere, gli effetti di luce, la musica e e gli Aborigeni. Certo: disseminati qua e là, come polvere magica, esponenti di queste popolazioni si sono prestati a questo spettacolo, a cominciare da Cathy Freeman, tedofora ufficiale di questo grande evento. Tutto rose e fiori, dunque. Aborigeni e bianchi d’amore e d’accordo, come sempre. Come sempre? Non direi. Anche se ufficialmente ha fatto notevoli passi verso l’integrazione in questi ultimi(ssimi) anni, l’Australia non si è sottratta al corso degli eventi tipico dei paesi colonizzati dagli europei; Un tempo fino a 200 anni fa- l’immenso continente era tranquillamente abitato da una miriade di tribù nomadi, che vivevano in pace tra di loro. Poi arrivò anche per queste terre il momento di essere ‘civilizzate’. Nel 1788 gli inglesi fondarono una prima colonia penale a Port Jackson, dove recludere i criminali condannati ai lavori forzati. Da questa data in poi iniziarono le prime avventurose esplorazioni del vastissimo entroterra. Nei primi decenni dell’800 venne introdotta la pecora merinos, i cui allevamenti attirarono i primi coloni, inglesi ed irlandesi (di qui la marcata impronta anglosassone che ancora oggi si ritrova in molti usi locali). Nel 1831 fu varato un “Piano di Colonizzazione Sistematica”, che permettesse di distribuire terre agli ormai numerosi “squatters”, cioè i neo-abitanti del continente. Le conseguenze sono immaginabili: perché non facessero da intralcio all’espansione dei latifondi, gli Aborigeni furono sistematicamente massacrati, poiché nomadi e quindi non adattabili alla società dei bianchi. Se non uccisi dalle armi, molti cadevano vittime di malattie portate dall’Europa, oppure dell’alcol, piaga che ancora adesso affligge tale popolazione. Disprezzati perché considerati idioti e squallidamente primitivi, gli Aborigeni furono costretti a rifugiarsi nell’Outback, ovvero nelle distese desertiche dell’entroterra, dove ai bianchi non interessava di andare. Nel 1851, con l’apertura delle prime miniere, molti indigeni furono sfruttati per l’estrazione dai giacimenti: intere famiglie venivano impiegate 7 giorni su 7, senza mai uscire all’aperto. Tutti questi stermini ridussero di 3/4 circa la popolazione che da 25000 anni abitava l’Australia. Per tutto il ’900, se non così barbaramente, gli Aborigeni vennero emarginati, relegati nelle periferie dei centri urbani. Ora solo l’1 per cento dei loro ragazzi frequenta scuole, la loro aspettativa di vita è mediamente 49 anni, contro i 79 dei bianchi. Molti affollano le prigioni, molti vivono allo sbando, fra sbronze e microcriminalità. E poi la povertà, il razzismo. E siamo davvero sicuri che si tratti di cultura ‘primitiva’ (nel senso comunemente dispregiativo del termine)? Tutt’altro: gli Aborigeni non conoscevano la guerra, contavano su prodigiose conoscenze in campo medico e naturalistico, fino a superare molte volte la nostra scienza. La loro organizzazione sociale, in perfetta sintonia con la natura, regolava un’esistenza serena, priva di violenza ed ingiustizia. Non usavano danaro, non concepivano un “valore commerciale” oltre al valore intrinseco delle cose. Una collana veniva regalata, mai venduta. È poi provato che gli Aborigeni, anche oggi, possiedono dei sensi sviluppatissimi ed una resistenza fisica mai vista; sono anche telepatici e non hanno difficoltà a comunicarsi interi discorsi con la sola forza del pensiero, anche a decine di chilometri di distanza. E queste non sono fantasticherie, dato che esistono attualmente tribù soppravvisute alla civilizzazione che danno inconfutabilmente prova di tali capacità. Proprio idioti non sono, dunque. Anzi, diciamo pure che ci danno molto filo da torcere. E quindi, cari australiani bianchi, perché prima sfruttarli e disprezzarli e poi trasformarli in simbolo di una società che vuol mostrarsi armoniosamente multirazziale agli occhi del mondo? E non è solo il caso delle Olimpiadi, dato che un sacco di spot a tema turistico sono accuratamente farciti di boomerang, uomini con facce dipinte ecc. .
La solita ipocrisia regna sovrana, anche nello spettacolo d’apertura alle Olimpiadi d’Australia.
La solita ipocrisia regna sovrana, anche nello spettacolo d’apertura alle Olimpiadi d’Australia.





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