I Muse
Muse,ovvero musa o meditare, sognare. Prepotenti i Muse hanno ottenuto in brevissimo tempo una meritata fama tra le platee Europee e Americane, cavalcando sonorità oscillanti tra il vecchio malinconico stile dei Radiohead e le impennate grange-hardcore dei Nirvana. Prepotenti e ipnotici, suggestivamente elettronici, ma soprattutto capaci di altalenare tenere melodie vocali con intuizioni da compositori classici. Dunque, chi sono questi Muse, precursori di uno stile talmente indefinibile quanto accattivante? Sono semplicemente dei ragazzi, la cui età media è 21 anni, provenienti da un piccolo villaggio di pescatori, chiamato Devon, e cresciuti cullando il sogno di evadere da quella minuscola realtà, assemblando strani giri di basso, colpi di charleston ,grancassa e rullante, vertiginose scalate di chitarra e agrodolci melodie di pianoforte. I Muse hanno esordito con due dischi davvero interessanti (“Showbiz” e “Origin of Simmetry”) e la loro esperienza live vanta perfino una tournee come supporto dei Red Hot; trasportati nel profondo sound dell’indie-rock, genere ricco di impeti ed imprevedibili cadute, hanno percorso la strada del rock armonico, precipitando in un universo di emozioni e urti, crisi e vertigini, ad una velocità assolutamente trascinante. Già, davvero imprevedibili questi Muse: finalmente si può affermare che una band recente, nata appena nel 1999, abbia conquistato l’approvazione dei critici e il caloroso affetto del pubblico più vario. Peraltro per il terzetto non è stata un impresa facile emergere musicalmente in Gran Bretagna, patria dell’estro musicale di Tom Yorke, voce e leader dei Radiohead: sulle spalle dei Muse pendeva una scomoda eredità lasciata dallo storico album della band di Oxford, OK Computer, a cui tuttora i giovani talenti inglesi si rapportano. I testi mettono a fuoco concetti e sentimenti malinconici e stralunati , utilizzando parole agrodolci e mai scontate; le canzoni danno l’opportunità al cantante, nonché chitarrista e pianista, Matthew Bellamy, di raggiungere tonalità elevatissime, che riportano alla memoria di tutti i virtuosismi che il re dei Queen, Freddie Mercury, osava compiere. E se i Muse non vi dovessero rapire al primo istante, bisognerà ascoltarli con maggiore attenzione più e più volte, poiché appartengono a quella categoria di gruppi la cui musica affascina ed elettrizza dopo vari ascolti e di conseguenza stanca difficilmente.
“The love for what you hide / for bitterness inside / is growing like the new born / when you’ve seen, seen too much / too young, young”
(“New Born”, Origin of Simmetry)





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