La giornata sbagliata dello Studente Perfetto

Sono le 06.00 di mattina e lo Studente Perfetto è già in piedi a studiare, perché la sera prima non è riuscito a finire per cause di forza maggiore (in questo periodo le rondini migrano e lui doveva assicurarsi che nessuna di loro si perdesse).

Dopo due ore di studio continuo e diligente cercando di colmare le lacune in matematica e filosofia, alle 07.15 ha giusto la forza di alzarsi dalla sedia della quale ha ormai preso le sembianze e andare a fare colazione, stupendosi che per spalmare la marmellata sul pane non debba calcolare il cubo del perimetro della tartina, sommare il secondo termine per il quadrato dello stesso numero e sottrarlo al prodotto del primo per il terzo, il tutto sotto radice e fratto due volte il primo. Appena comincia a mangiare, però, non si accorge che la suddetta marmellata sta pericolosamente scivolando dritta nel caffè, che gli lascia due grandi macchie proteiformi sulla camicia nuova rigorosamente bianca. Scagliando tre o quattro imprecazioni contro Omero, è troppo impegnato a cambiarsi per accorgersi che sua madre, convinta che stia ripassando la lezione del giorno, gli ricorda di portare il dizionario di greco a scuola (ha la versione) e di passare a prendere il latte mentre torna.

Lo Studente Perfetto, allora, si decide a guardare l’orologio e si accorge che sono le 7.45. La scuola si trova dall’altra parte della città. Lui è in bici.

Precipitandosi verso l’ascensore, si accorge che è ancora in pantofole.

Torna in casa, inciampa sull’Inferno della Divina Commedia, gettato lì in un moto di euforia scoprendo che la verifica non è questo sabato ma il prossimo lunedì, getta via le ciabatte e una si infila nella gabbia del criceto, indossa le scarpe e comincia a premere freneticamente il tasto di chiamata dell’ascensore pur sapendo che in quel modo non sale né scende più velocemente.

Monta quindi in bici e dopo essersi recato a scuola credendosi la reincarnazione di Bartali, aver evitato cinque vecchine, essere capitato dietro un autobus e un camion degli operatori ecologici ed aver fatto lo slalom tra le macchine in contromano, si siede al banco e scopre che l’orologio della scuola è dieci minuti più indietro del suo.

Stremato, sudato, ansimante, si rende conto di aver lasciato a casa il dizionario di greco (ha la versione).

Con straordinaria capacità dialettica, cerca di convincere il bidello che impietosito gli procura un Rocci degli anni ’50, il pezzo più antico e leggendario della biblioteca dell’Istituto, con la copertina che si dice risalga al tempo dei monaci amanuensi medievali, con tanto di muffa incrostata agli angoli e una collezione completa di tutte le evoluzioni degli inchiostri a penna Bic.

La prima e la seconda ora le dedica allo sfogliare i delicati fogli di papiro e tradurre i complicati segni geroglifici, rigorosamente in corsivo, chiedendosi perché mai Erodoto si fosse svegliato, una mattina, con la voglia pazza di andare in giro per tutta l’Asia ad ascoltare tutte le singole storie di tutti i singoli popoli e tribù che incontrava sul proprio cammino, trascrivendoli su un unico, grande, immenso diario che avrebbe attraversato i secoli in attesa di essere tradotto.

Quando, poi, accade il miracolo.

Le orecchie dello Studente Perfetto captano un suono metallico, continuo. La Campana della Libertà.

Subito crede di sentire un coro che si eleva dalle mura della classe cantando inni di gioia all’intervallo, e mentre cammina sorridente e spensierato per i corridoi respirando l’odore dei panini caldi e brioches al cioccolato, gli viene l’irrefrenabile voglia del caffè di metà mattina. Va alla macchinetta, inserisce trenta centesimi, schiaccia il pulsante e quella si mette in moto. Dopo diversi minuti passati ad aspettare la preparazione della bevanda, prende il bicchierino e comincia a trangugiarne il contenuto, provocandosi ustioni al palato (si sono registrate temperature pari alla Death Valley in California) e un sapore dolciastro di cetriolo in bocca.

Appena rientra in classe, scopre che il caffè non era normale ma decaffeinato, così tenta di non far notare al professore il sonno che si sta impadronendo di lui per mezzo della mimica facciale, perfezionata in quei tre anni di sveglie alle 5 e ritorni a letto alle 23 passate.

Si risveglia quando sente l’ultima campanella e si getta fuori dalla scuola, incurante degli studenti che travolge e tornando a casa con una calma placida ripercorrendo tutti i momenti più belli dell’esistenza. Trascorre le prime ore del pomeriggio cercando di persuadersi a studiare, dopo aver provato varie tecniche zen per la concentrazione, e infine si siede alla scrivania convinto di essere pronto ad affrontare persino Erodoto tradotto in latino da Cicerone in un’orazione catilinaria, se mai fosse stato possibile che Cicerone avesse tradotto Erodoto per inserirlo in un’orazione catilinaria. Prepara i libri, il quaderno, l’astuccio munito di inseparabili bollini portafortuna, ma…ooooh, un piccione sulla grondaia! Rapito da questa visione celestiale, non si accorge dell’inesorabile trascorrere delle ore finché la sveglia non suona e gli segnala che sta per cominciare la partita di calcio Daugavplis – Jurmala (entrambe città della Lettonia); in estasi per il grande evento sportivo, dimentica Erodoto tradotto da Cicerone in un’orazione catilinaria e si immedesima nel tifoso ultrà curva nord alla finale di coppa europea. Anche se non vuole staccarsi dalla travolgente azione sul campo, ha difficoltà a restare sveglio al trentesimo minuto e si addormenta sul divano. E gli cade la Coca-Cola sulla coperta.

[Troveremo lo Studente Perfetto in classe, il giorno dopo, 30 minuti in anticipo rispetto alla prima ora intento a compiere sacrifici rituali a tutti gli dèi che conosce implorando che il prof non lo interroghi.]