La soluzione finale – lo sterminio degli Ebrei
La storia di un tragico susseguirsi di eventi, indirizzati verso lo sterminio di massa, risalendo sino ai primi decenni del secolo breve col fine di considerare le radici del antisemitismo europeo, viene esposto da Enzo Collotti nel suo libro “La soluzione finale – lo sterminio degli Ebrei”. Il saggio esordisce con un’accurata nonché dettagliata descrizione concernente il contesto storico, sociale e culturale tra le due guerre, la profonda crisi di valori, lo smembramento dei grandi stati nazionali europei, il timore dell’incombente rivoluzione russa; tale contesto si rivelò un intreccio di fattori contribuenti a stimolare l’impellente bisogno di identificare un nemico comune, verso cui riversare un profondo disagio nonché la somma di ogni eventuale responsabilità. Questo nemico venne dunque a coincidere con gli Ebrei, una popolazione abbastanza benestante e distribuita attraverso l’intero continente, sebbene piuttosto segregata dal tessuto socio- politico di parecchie delle nazioni in cui si era insediata. I successivi capitoli proseguono nella descrizione dei pilastri ideologici nazionalsocialisti nonché dei loro fautori, personaggi talvolta assolutamente ignoti eppure determinanti nell’istigazione di un popolo all’odio razziale attraverso luoghi comuni tanto falsi quanto riprovevoli: proprio da tali elementi la ghettizzazione e il successivo sterminio, argomenti successivamente analizzati, avrebbero attinto numerosi spunti per essere attuati dai vertici della burocrazia nel Terzo Reich e in ciascun territorio ad esso soggetto. Questo climax storico termina con un’effettiva analisi sul complice silenzio di alleati e avversari della Germania nonché della chiesa cattolica e del papa, due autorità morali che avrebbero potuto tentare di arginare le atrocità pianificate nella “soluzione finale”. Il saggio si conclude riferendo alcune cifre sul bilancio dello sterminio. Si evince dal testo quanto, nella propria attuazione, lo sterminio degli Ebrei sia stato un graduale percorso, incominciato con la segregazione sociale sino al completo annientamento fisico e mnemonico di un popolo, le cui soste intermedie sfiorarono culmini di assurdità totale quali l’esodo in massa verso il Madagascar piuttosto che la considerazione dei Giudei come sudditi del Reich. Nel libro si rimprovera, inoltre, come l’ideologia nazista non abbia minimamente considerato il debellamento degli Ebrei sotto un’ottica religiosa o culturale bensì esclusivamente razziale, ossia l’eliminazione di una categoria di individui in quanto tali, affermando assurde tesi pseudo – confermate da studi scientifici altrettanto infondati, presentando una massiccia quantità di incongruenze nonché ipocrisie nella sua struttura (ci si riferisca al pensiero, incompatibile nella propria demenza, di un complotto giudaico internazionale condotto dai vertici bancari tramite la rivoluzione bolscevica!). Un saggio alquanto interessante, consigliabile, sebbene possa risultare parzialmente fazioso, per un condensato ma accurato approfondimento sul processo che sfociò gradualmente verso la soluzione finale, nonché su cosa realmente tali eventi abbiano implicato in quel periodo storico e cosa rappresentino all’alba del XXI secolo.





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