La Vera Editoria – Le riflessioni di Anonimo Informato

Che l’editoria italiana sia una porcheria non è un mistero. Parliamoci chiaro: ormai si sa quanto in quel settore conti una raccomandazione o una parentela, oppure quanto vengano sfruttate le mode passeggere, i vampiri su tutte. La differenza sta nel saperlo per “sentito dire” e saperlo con chiarezza. Proprio di questo voglio parlare: di ciò che un editor che si fa chiamare Anonimo Informato (d’ora in avanti AI)  ha detto sul suo blog, La Vera Editoria. La storia inizia il 23 aprile 2010: così si chiama il primo articolo sul blog, “L’inizio della storia”. AI ci dice: «E’ di questo che vuole parlarvi questo stupido vecchio. Di quello che è nascosto sotto l’apparenza; di raccomandazioni camuffate da casi letterari; [...]. Perché? E’ molto semplice: non voglio più tacere». Proseguendo nella lettura, veniamo a sapere che «su dieci romanzi pubblicati da un grosso editore: 3 sono stati consigliati dalle agenzie letterarie; 6 sono stati scritti da parenti di editor o scrittori o presidenti o amministratori; 1 è stato effettivamente scelto dal mucchio di manoscritti». Oppure, ancora peggio, che «Ancora oggi c’è il Circolo Mondadori, il Circolo Fazi, il Circolo Fanucci, il Circolo Piemme e via dicendo. Il Circolo Mondadori è il peggiore, ci sono cinque persone che comandano». A questo punto, in effetti è lecita una domanda: ma sarà tutto vero? In fondo, non ha fatto altro che ripetere luoghi comuni. Vero, ma per parte mia ho già avuto conferme da gente del settore; per di più, una persona sulla cui affidabilità non ho dubbi, un esperto, ha avuto uno scambio di mail con AI e, di conseguenza, anche lui le sue conferme. Dopotutto, i risultati di questa politica editoriale che rasenta quella aziendale (mi ha disgustato la frase di un editore durante una discussione riguardo a un certo baby-fantasy: «Un libro deve vendere, no? Se no, cosa lo si scrive a fare?») si vedono sugli scaffali: emeriti incapaci innalzati a Oracoli della Conoscenza, oppure romanzi di esordienti gettati sul mercato nel tentativo di vendere quante più copie possibili, fino a che quel filone muore, e l’autore con lui. Tanto per amor di completezza, faccio un paragone: AI è uno sconosciuto, e parla molto vagamente, H. P. Lovecraft no. In una lettera all’amico Wilfred Blanch Talman, lamentandosi dei suoi editori incompetenti, scrisse: «Sfortunatamente, non ho l’abilità di architettare ingegnose banalità che soddisfino le esigenze di curatori senza fantasia. O scrivo le storie che sono dentro di me, o me ne sto zitto…» Giudicate voi quanto sia attuale il suo pensiero. Purtroppo la storia ha una fine, il 24 maggio. A causa della fama ottenuta e dell’attenzione che gli è stata rivolta da blog del settore e giornali, AI non è più affidabile perché privo della difesa dell’anonimato: Ha detto espressamente che i toni dei suoi articoli si sarebbero mitigati, e così è stato. Questa è un’ulteriore conferma del suo coinvolgimento nell’editoria: dato che qualcuno doveva aver capito chi è, non avrebbe abbassato la voce se non fosse davvero un editor. Peccato. In tutto l’articolo sono stato generico di proposito: ho preferito non fare nomi, anche se ho più o meno capito a chi si riferiva AI quando ancora scriveva liberamente. Lui stesso ha detto «sono abbastanza vecchio da sapere che tra il dire e il lasciare intendere c’è una grandissima differenza».

FONTI:
Per il blog di AI: http://laveraeditoria.splinder.com/
Per la frase dell’editore: http://zweilawyer.com
Per la lettera di Lovecraft: http://zweilawyer.com