Per merito di chi?

Il venerdì pomeriggio è ormai da tempo il mio momento di redenzione settimanale. Tra un esercizio di analisi logica e divisioni in colonna che, peraltro, non so nemmeno fare, mi rendo conto, ogni volta che aiuto i bambini del doposcuola a studiare, di quanto sono fortunata. Passo gran parte della mia vita a pensare alle ingiustizie del mondo, arrabbiandomi ferocemente contro un sistema che favorisce chi ha i soldi e non le capacità. Ce l’ ho a morte con le scuole private e chi le frequenta, e con quelle persone che a scuola vanno malissimo, ma – si sa già -, nella vita andranno più lontano di me. Da quanto frequento questo doposcuola però, sempre più mi accorgo che faccio parte anch’ io di questa categoria ingiustamente privilegiata, anch’ io sono una di quelle persone che avrà un futuro migliore rispetto a moltissimi ragazzi extracomunitari più capaci di me.

Nel doposcuola che frequento i ragazzini delle medie sono tutti stranieri. Come in un qualsiasi gruppo di studenti, alcuni sono davvero molto lenti ad apprendere, o non hanno voglia di studiare, o non ne sono capaci, ma altri sono invece estremamente intelligenti, hanno una conoscenza delle scienze e della matematica che non ha nessuno studente di un liceo classico, fanno l’ analisi grammaticale, logica e del periodo senza commettere un errore. Nessuno di questi ragazzi frequenterà un liceo. Non lo fanno per diverse ragioni, ma ce n’è una, la più importante, che mi lascia completamente spiazzata, accrescendo in me un terribile senso di colpa: la maggior parte di loro non frequenta il liceo perché non  ne ha voglia. È una cosa su cui ho riflettuto a lungo, e l’ ho capita solo poco a poco: questi ragazzi sanno benissimo (tutti dovrebbero saperlo) che al liceo si fa fatica, si studia davvero, si dà l’ anima. Ora: non solo le loro famiglie, che non possono permettersi un figlio che si fa mantenere fino a 25 anni (senza contare le spese per l’università), li spingono verso una scuola professionale; c’è anche e soprattutto, a frenarli, la loro profonda consapevolezza di essere assolutamente soli, davanti al sistema scolastico. In una classe di liceo sono al massimo tre o quattro gli studenti che non hanno mai preso ripetizioni in nessuna materia, e anche chi non le ha prese si è fatto aiutare, almeno una volta, dai genitori. Noi studenti liceali abbiamo tutti le spalle coperte. Nessuno di noi, con una bocciatura, rischia seriamente di compromettersi il futuro, tanto più che la stragrande maggioranza, una volta constatata la chiara incapacità di frequentare, ad esempio,un liceo classico, non si limita a cambiare indirizzo, ma ripete gli anni, si trascina dietro debiti, pone il suo scopo nel prendere una sufficienza a calci nel sedere, si trasferisce in una scuola con lo stesso indirizzo ma più facile, passa alla privata, o peggio ancora a fare il privatista. Tutto questo non è concesso a chi non ha gli strumenti – parlo soprattutto in termini economici e sociali. Per queste persone ogni voto può essere decisivo, determinare la propria vita. Ci vuole una forza d’animo veramente grande – e, tra gli italiani, conosco davvero pochi che ne abbiano – per decidere di studiare. Nessuno di noi ce l’ ha, perché siamo ragazzi e potendo scegliere, come è ovvio, preferiamo divertirci. Però noi abbiamo una famiglia che in qualche modo ci spinge a farlo: se andiamo male a scuola, infatti, il divertimento ci viene limitato. I ragazzini extracomunitari, esattamente come noi, non hanno voglia di studiare, preferiscono divertirsi. Ma, a nostra differenza, non hanno nessuno che li obblighi a farlo.

Mi si spezza il cuore quando vedo – e mi è capitato più volte – persone poco dotate intellettualmente, completamente prive di voglia di studiare, giungere al quinto anno di liceo senza aver fatto niente, assolutamente niente, per guadagnarselo. E vedere ragazzini svegli, intelligentissimi e volenterosi, scartare a priori la possibilità di diventare quello che a noi beccarioti piace tanto definire “la futura classe dirigente”, per mancanza di motivazione. Non è un male solo per loro. Lo è anche per noi, perché se a dirigere la società sono persone prive di capacità e dotate solamente di un foglio di carta preso grazie alle possibilità economiche, ne risentiremo tutti, più o meno indirettamente.

Voglio al governo un marocchino di gran talento politico e capace di usare la testa: non voglio che a prendere le decisioni più importanti per la collettività sia un italiano incompetente e ignorante che non riconosce neanche, poiché non vi ha mai avuto a che fare, l’ importanza della cultura e delle conoscenze trasmesse dalla scuola.