Sfilate moda uomo, Autunno/Inverno 2011-2012

Uscita finale sfilata Dior Homme

Milano, Parigi. Queste le città teatro, nelle scorse settimane, delle sfilate uomo per l’inverno prossimo.

 

Burberry, Giorgio Armani, D&G, DSquared2 e Gianfranco Ferrè sono i principali stilisti che hanno scelto la capitale della moda italiana per presentare le loro collezioni.

 

Armani e Ferrè, in particolare, hanno prodotto molti capi che richiamano un ormai troppo lontano stile dandy, dominato da giacche a quadretti, molto sciancrate, gilet e cappotti che arrivano fin sotto il ginocchio.

Re Giorgio ritorna verso il suo vecchio classico, l’abito grigio, lucido in velluto o opaco in flanella, molto presente il modello a tre bottoni. Si fa sentire l’abito doppio petto, o, come lo chiama lo stilista “petto a mezzo”, con un grigio effetto tuta e anche con lo zip. Fanno la loro comparsa anche i cappotti color cammello, citazione di una creazione anni ’70 dello stilista.

Burberry va un po’ in sordina e si tiene sui suoi capi classici, introducendo però, colori molto accesi, come il verde, il rosso, l’azzurro o l’arancione nei suoi cappotti.

D&G non entusiasma e fa sfilare capi molto colorati e principalmente giacche corte.

Anche DSquared2 si avvicina al dandyismo, fanno la loro comparsa le bretelle e, nel complesso si nota uno stile che ricorda i vecchi western, forse accentuato dalla presenza di cappelli a tesa molto larga.

Gianfranco Ferrè fa una collezione a prevalenza di tessuti a quadri, grigi, e cappotti doppiopetto sotto il ginocchio con martingala posteriore. A fine sfilata compaiono alcune giacche da smoking in velluto bordeaux e blu.

Lo show di Gucci è caratterizzato da colori freddi, in contrasto con maglioni blu elettrico sotto le giacche dei completi.

Versace lavora molto sulla silhouette, ma va a sottrarre, epurando i capi da qualsiasi vezzo adolescenziale e creando un fitting perfetto con tagli classici. L’uomo acquista tridimensionalità grazie a maglie imbottite e lavorate a “bubble”, piccole bolle (come quelle del cellophan da imballaggio) che creano delle stampe digital. È molto presente il contrasto lungo/corto e i completi in jacquart hanno camicia e cravatte abinate, anch’esse a piccole stampe. Ai total look mancano solo gli accesori, “finiti sotto la scure dell’operazione ‘cesoia’”.

 

A Parigi, invece, la ricerca si fa un po’ più acuta e troviamo un’innovazione maggiore.

Le passerelle sono caratterizzate dal passaggio di colori molto freddi, come nero, bianco e grigio.

Dior Homme, Hermès, Givenchy e Jean Paul Gaultier, i principali protagonisti. In diverse sfilate, è da notare, fanno la loro presenza alcune mantelle.

Dior introduce un nuovo tipo di pantalone. Quelli stretti e aderenti (a sigaretta) delle vecchie stagioni si allargano diventando ampi e leggeri e donano molta fluidità alla camminata. Must del nuovo inverno, come già presentato da DSquared2 a Milano, è il cappello

a falda larga, dal sapore Amish. Come già annunciato dall’ambiente candido, la collezione è molto essenziale e minimal di grandissimo impatto. Le linee degli abiti sono molto dritte e puntuali. Presenti alcuni ibridi mantella-cappotto di lunghezza variabile da sopra il ginocchio al polpaccio. Materiali spessi, ma mai pesanti. Di gran classe sono gli ultimi look, che spiccano dai grigi-neri del resto della collezione, con un, giustissimo, tocco di rosso.

 

Hermès osa con capi d’ispirazione biker: “tanta morbida nappa per i pantaloni, capospalla e anche un jumpsuit color militare”. Molto pregiati i tessuti: pelle di coccodrillo, Cachemire, nappa e seta. Una collezione che dà una sensazione di forza e determinazione.

Jean Paul Gaultier apre con una breve serie di tuxedo, per poi spostarsi su abiti più casual, proponendo anche delle gonne da uomo. La collezione è dominata da colori scuri, soprattutto capi neri, a parte le ultime uscite che danno un tocco di colore.

Lanvin propone capi che stanno tra la più innovativa modernità e la più vecchia classicità. Predominanti i cappotti in cachemire e lana cotta, molto vicini alla sagoma del corpo. I bottoni non sono presenti perché sostituiti da chiusure a calamita. È presente un’ampia gamma di pantaloni, dai leggins ai baggy in cachemire. Abiti classici vengono proposti in abbinamento a piumini in tessuto tecnico. La palette è, anche in questo caso, predominata da toni, spezzati dai colori vivaci degli accessori. Anche qui presenti i cappelli a tesa larga.

Luis Vuitton mette al bando tutto ciò che è superfluo. Ricami e impreziosimenti sono totalmente assenti. Anche in questa sfilata è presente un richiamo alla comunità Amish. Il gusto della collezione è molto pulito e il lusso risiede nella ricercatezza dei tessuti e nella cura del taglio e del dettaglio. Sono presenti degli inserti di velluto a contrasto, talvolta supportati da cinture in pelle. I capospalla sono spesso accompagnati dal piumino smanicato.

L’uomo proposto dalla maison Valentino si appoggia al classicismo, ma su tessuti meno tradizionali e lavora sui piccoli dettagli. “Trench e giubbotti in pelle, anche sfoderata, o con inserti in pelliccia abbinati a maglie in cachemire leggerissimo o lupetti a righe. Pantaloni dritti da portare leggermente lunghi su mocassini in cuoio con borchie dettaglio. Materiali sontuosi e tagli sartoriali per capi molto portabili e attuali. Una collezione che incontra gli standard del tailoring tradizionale ma con un animo rock”.

Givenchy è un canto fuori dal coro e molto originale. Ricorda molto la West Coast chic. La collezione è dal leit motiv d’ispirazione cinofila. Tema ricorrente, infatti, nelle stampe degli abiti sono i rottweiler, onnipresenti su pantaloni, felpe, camicie e accessori. I look hanno volumi abbondanti che rimandano allo skater style. Una collezione, quindi, guidata dallo streetwear, e dai toni rapper e hip-hop, che però si alternano alle linee più strutturate dei completi slim. Il tutto è reso più artefatto dai dettagli in seta e pelliccia e tessuti lussuosi.

 

Tutte le immagini su: www.vogue.it

Fonti: vogue.it; Corriere della Sera