Una Giornata Al Museo Del Novecento
Tutto inizia con un’attesa. Mentre sei in coda, vedi le guglie del Duomo: viste dal tendone trasparente sembrano sfumate e quasi tremolanti. Il primo incontro con il nuovo Museo del Novecento di Milano è con la tecnologia: velivoli storici dei primi del novecento prodotti da aziende italiane. Poi una scala circolare ci conduce al primo quadro: il “Quarto Stato” di Giuseppe Pellizza, che è considerato il simbolo del movimento dei lavoratori. Sapete che cosa mi ha colpito di questo quadro? Sembra quasi animato, come se fossi al cinema. Entrando nella prima sala, si cambia completamente. Inizia il percorso dedicato alle avanguardie. Io non ne so ancora molto ma ho capito che qui è “il nuovo” che conta. Con il disegno si mostrano oggetti negli oggetti (G. Braque, “Natura morta con chitarra”), con la pittura si mostra il colore nel colore (P. Klee, “Waldbau”), la figura umana si scompone (P. Picasso, ”Femme nue”). Che differenza dalla pittura precedente! Anche in Italia nei primi decenni del ‘900 c’è un’importante avanguardia: Il Futurismo, che ha il suo centro proprio a Milano una città che, in quel periodo, è in fortissima crescita. I futuristi sono affascinati dal progresso, amano rappresentare il movimento, la velocità e la luce delle macchine, come nel quadro di G. Balla che appunto si intitola “Automobile + velocità + luce” , o degli esseri viventi come nel quadro di U. Boccioni “Dinamismo plastico – Cavallo + caseggiato”. Se guardi a lungo questi quadri… può iniziare a girarti la testa! Ma nella sala successiva puoi riposarti guardando i quadri di Morandi. I suoi oggetti sono semplici, quasi “silenziosi”, dipinti con un non-colore. Si prosegue con De Chirico, la pittura degli anni ’20, l’astrattismo degli anni ’30. Con Alberto Burri, negli anni’50, si capisce che inizia qualcosa di strano. Sulle tele, oltre al colore compaiono la sabbia (“Sabbia”), stoffa e vinavil (“Composizione”). Ma l’incontro più sorprendente è con Lucio Fontana. Negli anni ‘50/’60, Fontana prende le tele e… le taglia! La tela è sempre stata l’”appoggio“ della pittura, perché Fontana la strappa? Alla domanda “che cosa passa da un taglio di Fontana” un bambino di 7 anni in visita didattica ha risposto: “passa l’immaginazione”. Con Fontana siamo arrivati alla sala più alta del Museo, quella dalla quale si vede il Duomo e la sua piazza. E in cima a questa stanza c’è un movimento di luce (“Struttura al neon per la IX Triennale di Milano”) e lo puoi vedere anche da Piazza Duomo la sera, illuminato. Si scende e una galleria sospesa conduce a una bellissima opera di Claudio Parmiggiani (“Scultura d’ombra”): metri e metri di tela bianca con sopra l’ombra lasciata dai libri. La parte che segue è dedicata agli anni ’60 fino ai nostri giorni. Ci sono allestimenti interessanti perché ci entri dentro e ti diverti (“Ambiente a shock luminosi” di G. Anceschi e “Ambiente stroboscopico n° 4” di D. Boriani). Si finisce con un’opera di Giuseppe Penone. 16 fotografie riproducono il primo piano di un ragazzo. Sono tutte uguali ma sembrano diverse e all’inizio non capisci il motivo. Poi ti avvicini e ti accorgi che gli occhi del ragazzo riflettono immagini diverse in ogni fotografia. Se lo guardi negli occhi vedi quello che sta vedendo lui. E con questo capovolgimento finisce la nostra visita al Museo del Novecento.
FONTI: audio guida del museo e “Museo del Novecento”, catalogo Electa





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