Dietro la maschera
Il Carnevale è celebre ormai in quasi ogni parte del mondo: chi non ha mai sentito parlare del carnevale di Rio o, in Italia, di quello di Venezia e Viareggio?
E questi sono solamente alcuni esempi perché se ne potrebbero fare molti altri.
Ma dietro all’allegria, ai colori che siamo abituati a vedere in questo periodo di festa c’è una ragione e, come un po’ tutte le cose, anche le maschere più insolite hanno una storia, delle origini.
Il Carnevale che noi festeggiamo è di tradizione cattolica e fa chiaro riferimento a festività antiche come le “Dionisiache” greche e i “Saturnali” romani che si tenevano per manifestare un temporaneo bisogno di dissolutezza, di sostituire l’ordine regnante costituito con il “caos” per poi rinnovarlo. Al caos segue poi una creazione nuova del cosmo. Proprio questo rappresentavano queste feste: il caos primordiale e l’immediata successiva creazione. Poiché il caos presuppone anche “la confusione delle forme” (Eliade, il Mito dell’Eterno Ritorno) era tradizione, ad esempio nei saturnali, sconvolgere e sciogliere le norme che erano in vigore normalmente, annullando, con l’aiuto di costumi uguali per tutti, le differenze sociali: in questo periodo il padrone obbediva allo schiavo che lo comandava e in altri luoghi, come in Mesopotamia, durante culti simili, il re veniva umiliato e a volte addirittura deposto. La fase della “ricreazione” si vedeva poi al termine della festività quando l’ordine tornava a regnare sulla confusione, l’equilibrio sulla sregolatezza. Non è sbagliato interpretare il Carnevale come un rito di passaggio dal momento che lo si festeggia circa nel periodo primaverile quando la terra sprigiona la propria fertilità e la propria energia: è il passaggio degli spiriti, dunque, dalla terra dei morti a quella abitata e viva. Il celeberrimo Arlecchino, solo uno tra i tanti possibili esempi, è chiaramente una figura allegorica che rappresenta una tra le tante anime pronte a fare “il grande passo” durante il carnevale sprigionandosi dagli inferi e, come tutte le altre, ha bisogno, per non rivelarsi pericolosa, di un corpo provvisorio che lo supporti. Da qui l’invenzione delle maschere. Il passare degli spiriti a una nuova terra è indice altrettanto chiaro della fertilità ed era per l’augurio di fecondità soprattutto che si tenevano i culti “Saturnali” sopra citati.
“Carnevale” è un termine derivato dal latino “carnem levare” ossia “eliminare la carne” e si riferiva all’ultimo giorno della festa e al suo banchetto finale, ultimo prima della Quaresima che segnava il periodo di astinenza e digiuno.
Infatti, quella che un tempo era una normale festa pagana, col cristianesimo si trasforma in una festività religiosa dominata dall’eccesso e dal permesso di usufruire dei “piaceri della carne” (in ogni senso) prima del periodo che precedeva la Pasqua che era un tempo talmente rigido e severo, che si potrebbe paragonare ad un “Ramadan” cattolico. Per questo anche con il cattolicesimo l’essenza del carnevale rimaneva l’abbondanza e, finalmente, un momento in cui era concesso ad ogni uomo esserne un altro (grazie all’uso delle maschere e dei costumi) in un mondo matto che sembrava andare al contrario e che fosse tirato solo da ilarità e follia. Chiaramente tutto questo “oblio” senza regole era solo apparente poiché era possibile solamente per la presenza di rigidissime norme che regolavano l’inizio di questa pazzia e, soprattutto, la fine. Un mondo libero da vincoli, dal buon senso, è dunque solo un’illusione.
La Chiesa comunque, in parte del medioevo decise di abolire questa festa che sarà restaurata tra il Quattro e il Cinquecento con modi più regolati e controllati e pian piano si abbandonò l’idea mitologica e quasi mistica che a lei si attribuiva in passato. Le maschere perdono quel riferimento infernale del quale erano impregnate e diventano come personaggi di una commedia.
Ecco cosa c’è dietro a questa festa piena di scherzi e colori accecanti: il desiderio di una pausa dalla monotona serietà nella quale spesso annegano le nostre giornate per dar loro un po’ di vita, di movimento. Per dare a noi e a loro una scossa e per renderci poi pronti a ripartire per tutto un ciclo intero e intenso prima del Carnevale seguente. Come tutte le cose, anche questa festa forse apparentemente insensata, nasconde una storia proprio come una maschera dai colori sgargianti che nasconde il volto, magari triste, dell’uomo che la indossa.





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