Egitto in presa diretta: la rivolta, la libertà e il futuro

Tutti noi, nell’ultimo periodo, abbiamo letto sui giornali articoli e commenti relativi alla grande rivolta egiziana che, al seguito di quella tunisina che ha visto la caduta di Ben Ali, è riuscita ad ottenere le dimissioni del dittatore Mubarak. Le immagini di piazza Tahrir, la piazza della Liberazione, gremita di uomini e donne festanti, sono straordinarie e certamente destinate a diventare iconiche. Nella mia classe, tuttavia, abbiamo avuto la possibilità di informarci con ancora più precisione grazie alla nostra compagna Amani El Habiby (V A), genitori italo-egiziani, che ha al Cairo tutti i suoi parenti e che ha vissuto questa vicenda con grande coinvolgimento personale ed emotivo.

 

Come hai vissuto le diverse fasi della rivolta in Egitto? Ti sei sentita più orgogliosa o spaventata per quello che stava accadendo?

Sin dal primo giorno in cui tutto è iniziato (25 gennaio) ho appoggiato questa rivolta e ho sempre avuto fiducia che il popolo, infine, avrebbe realizzato questo sogno. Mi sento molto orgogliosa per quanto hanno voluto e hanno potuto i miei connazionali, per la loro fermezza nonostante la forte resistenza che hanno incontrato da parte del governo.

 

Sei riuscita a sentire i tuoi parenti quando il regime, cercando di resistere, aveva bloccato Internet e le comunicazioni telefoniche? Come descrivevano il clima del Cairo?

Nei primi giorni della rivolta non siamo riusciti a sentire i nostri parenti, il telefono rispondeva sempre “irraggiungibile” e non vedevamo mai nessuno dei nostri cugini su Facebook perché il regime aveva bloccato tutti i mezzi di comunicazione; ma, dopo circa una settimana, ce l’abbiamo fatta e ci siamo sentiti.
I miei parenti mi hanno descritto un clima in cui veramente avrei voluto essere presente, mi dicevano che nonostante la paralisi di tutte le attività e nonostante gli eventi tragici della morte di molti giovani, si vedeva un popolo coeso, in piazza erano presenti operai, intellettuali, borghesi e militari, tutti uniti da un’unica volontà di libertà.

 

Ora che Mubarak è uscito di scena, come credi che sarà il futuro del paese? Pensi sia possibile arrivare subito alla democrazia o temi altri tentativi di autoritarismo? Quale credi sarà il ruolo dei Fratelli Musulmani, formazione che tanto spaventa l’Occidente?

Certamente,dopo la caduta del regime dittatoriale di Mubarak, sarà ancora lunga la strada da percorrere per raggiungere la vera democrazia, perché quest’ultima in Egitto è ancora debole, potremmo dire che è ancora un “fenomeno” recente: infatti l’Egitto ha avuto un regime ufficialmente democratico solo a partire dagli anni ’70 (anche se di fatto non lo è mai stato). Quindi ci potranno essere altri tentativi di autoritarismo, ma questa volta ho grandi speranze per l’Egitto, perché il popolo ha raggiunto un grado di consapevolezza tale da permettergli di non ricadere di nuovo in una dittatura, da non aver più paura di scendere in piazza a manifestare qualora non fosse d’accordo con qualsiasi iniziativa del governo, ormai è caduto quel muro di omertà che tratteneva ciascun singolo chiuso nel silenzio e nel proprio particolare. Sinceramente io non vedo il rischio che salgano al potere i Fratelli Mussulmani perché è una formazione che non ha mai avuto la maggioranza e che penso non l’avrà neanche in futuro, perché il popolo egiziano in generale, in tutta la sua storia, non è mai stato integralista, e non vedo perché debba diventarlo adesso, proprio nel momento in cui vuole realizzare la democrazia. Secondo me, quest’idea che si è diffusa sul “grande pericolo” che governino i Fratelli Mussulmani è stato solo un mezzo per cercare di sopprimere la rivolta.

 

Cosa ne pensi dell’importanza che Internet e i social network hanno avuto nell’organizzare una ribellione contro il regime?

Sicuramente Internet ha avuto un ruolo fondamentale in questa ribellione. Addirittura, molte manifestazioni sono state organizzate tramite Internet, dove giravano video che presentavano l’estrema povertà in cui si trova la metà della popolazione, in contrasto con il lusso estremo in cui vive solo circa il 5% della popolazione o le condizioni precarie degli ospedali pubblici, e che hanno suscitato la collera popolare. Inoltre il canale Al Jazeera ha avuto un grande merito nel sostegno di questa rivolta perché ha sempre mostrato tutte le atrocità che accadevano veramente, che, invece, la tv di stato ha cercato di celare per tutta la durata della rivolta.

Spero veramente che questo mio ottimismo trovi la realizzazione di tutti i buoni propositi con cui è nata questa rivolta almeno per rendere omaggio a tutti i giovani egiziani che sono morti per regalare a noi la democrazia; e infine voglio augurare ogni bene ai libici, e a tutte le altre popolazioni arabe che sicuramente riusciranno a resistere e ad emanciparsi dalle loro dittature.