Fazi, l’editore modello

Il disprezzo verso gli scrittori

Il 5 gennaio 2011 è apparsa sul sito de “Il Fatto Quotidiano” un’intervista alla scrittrice Melissa P., che ha rivelato di rischiare la bancarotta nonostante l’enorme successo iniziale che hanno avuto i suoi libri: di questo ha attribuito la colpa al suo editore (attenzione, “editore” e non “editor”), Elido Fazi, presentato come un delinquente, un egoista e un arrogante. Fazi ha risposto il giorno successivo con un’altra intervista, in cui cercava di respingere le accuse: basta leggerla per rendersi conto che Melissa P. ha perfettamente ragione. Prendiamone l’inizio: Fazi parla male di uno dei libri di Melissa, così gli chiedono: «Definisce così il libro che ha venduto tre milioni di copie?» Lui ribatte: «Non tre milioni di copie. Forse due con l’estero». «Era sulle fascette editoriali», gli fanno notare. Risposta: «Si scrivono cose…» Non ha nemmeno la decenza di continuare a mentire. Per lui il pubblico è una massa di stupidi da derubare, non gli importa se, per smentire Melissa, confessa di essere un disonesto. Tra l’altro, su “Libero”, aveva invece riferito che le copie vendute erano «meno di un milione»: ha perciò mentito aumentando del 50% o di più del 200% le copie distribuite?

Andiamo avanti: Fazi dice che “Tre” di Melissa «fa schifo». Di fonte ad una richiesta di spiegazioni, dice: «Dopo 20 pagine accettabili, “Tre” diventa orribile. Non l’ho nemmeno letto! Me l’ha detto mia moglie Alice che è italianista…» È naturale che Fazi non legga neanche i libri che poi pubblica e che si affidi al parere della moglie. Oltretutto, chi è “addetto ai lavori” dovrebbe accorgersene subito di quanto sia brutto un libro. Per “Tre”, ad esempio, basta leggere l’incipit per capire quanto sia scritto male: se Fazi ci dice che hanno lavorato sul manoscritto «per un anno» e che poi è nato «un libro nuovo» bisogna chiedersi che razza di incompetente di un editor gli sia stato assegnato (in effetti, dopo “The King – Il Re Nero” dalla casa editrice Fazi ci si deve aspettare di tutto).

Una chicca per intenditori: Fazi dice che «Il terzo libro era andato male. 30mila copie vendute.» «30mila copie non è male», gli si contesta. «Se ne tiri 250mila sì!» C’è davvero da chiedersi se Fazi sia sano di mente, con tutte le risposte che ha dato prima, ed ora con questo: un fenomeno già “morto” come Melissa P. avrebbe potuto aspettarsi al massimo 100.000 copie.

Fazi non si salva neppure dal punto di vista puramente commerciale: per ottenere una parte del dovuto, quindi neanche tutto, Melissa P. ha dovuto servirsi di un avvocato, dato che l’editore, alla richiesta di pagamenti, le aveva «riso in faccia». Non poteva neanche mancare un’osservazione sull’aspetto fisico di Melissa: «Uhhh! Guardi: fotogenica, forse. Ma dal vivo… Tutte le donne che ho avuto nella vita sono più belle di lei, a partire da Alice». Fazi sembra quasi trovare naturale catalogare le donne in base al fatto che abbiano avuto rapporti sessuali con lui o no.

Qual è stato l’effetto di questa intervista sui lettori? Tra i commenti, si trova per esempio: «Ma quanti anni ha questo Fazi? Sembra l’intervista di un ragazzotto di 20, 21 anni». Tuttavia, ciò che forse esprime meglio il pensiero riguardo a questo editore è un articolo che riassume l’intervista, intitolato “Fazi, Melissa P. e quel covo di dementi che è l’editoria italiana”.

 

Fonti:

Per l’intervista a Melissa P.:  www.ilfattoquotidiano.it

Per l’intervista a Fazi:  www.ilfattoquotidiano.it

Per l’intervista su “Libero”:  www.steamfantasy.it