Oggi anche il cielo piange
Oggi anche il cielo piange.
Scrosciante, sembra quasi una cascata senza fine.
Quelle che sembrano tonnellate d’acqua annegano la terra, zampillano sul cemento, si impastano con il fango e l’erba. Milano è invasa da quest’acqua, ticchettante, ingombrante, sonante, musica e rumore, fredda e saporita.
Oggi anche il sole si rifiuta di uscire.
Chiuso da un varco di nuvole, nere, grigie, impenetrabili.
Nuvole accecanti e monocromatiche che illuminano i tetti delle case e le strade, opache e morte, spente sotto il tenero strato di acqua.
La pioggia lava il sangue dalle porte e i cornicioni, lo lava via dai cappotti dei passanti.
Ogni cosa scivola via, nel terreno, fuori dai confini, oltre ogni limite.
Ogni cosa si tramuta e cambia.
La pioggia è solo la fase di passaggio. La piccola purificazione che separa un’era dalla successiva.
Un arco di tempo vuoto e muto che grida disperato nei cristalli liquidi sul cemento.
E’ già sera, ma continua a piovere.
Sophia è in piedi, vicino alla fermata dell’autobus. Ha in mano un ombrello scuro, che però non riesce a coprire la sua massa informe di capelli, rossa e bronzea, lanosa e morbida.
Sophia è immobile a guardare l’immensa volta celeste oscura, i piccoli granelli chiari che cadono attorno a lei e sulla stoffa dell’ombrello. La pioggia è la sua migliore amica perché le permette di piangere inosservata, accolta da un dolore più grande.
Sophia sente un peso in fondo allo stomaco. Le lacrime lo sciolgono, facendolo scivolare via.
Non sa più cosa aspetta, tutta sola e al freddo. Forse un segno, un autobus che la porti da qualche parte, in luoghi che ancora non conosce. Sophia si sente ora vuota, ora piena, ora felice, ora malinconica. A volte pesta i piedi sul bagnato, in un gesto d’ira, non si sa per cosa.
Guarda la mano destra, quella libera, quella che ospita un minuscolo taglietto sull’indice, si è ferita poco prima aprendo l’ombrello. C’è ancora un po’ di sangue, non ancora coagulato, si fonde con la pioggia e scivola via nell’aria, dissolvendosi in una pozzanghera.
Sophia prega che la pioggia le strappi quella parte di se che non vuole più contenere. Custodendola in qualcosa di più grande del suo piccolo e fallace corpo, rendendola libera di mutare anche lei e cambiare.
E’ solo un periodo di stacco, quando sorgerà il sole ci sarà un nuovo giorno.
Ma oggi, proprio oggi, anche il cielo piange.
E Sophia silenziosa, si incammina per le strade battute, le guance rigate, e lo sguardo che sfiora le sue scarpe rotte.
Sophia scompare, inghiottita da quella matassa intricata di viottoli e vicoli, sulle mattonelle scivolose, con il suo ombrello nero.
Non ha ancora una meta, un posto dove andare.
Ma il nuovo giorno arriverà con il sole.
Il domani la spaventa, ma, anche lei lo sa, sarà diverso.





Commenti recenti