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Quei pettegolezzi su un falso teleromanzo

Silenzio.

È solo il silenzio ciò che si dovrebbe scrivere, quel silenzio in grado di dire mille parole, quel silenzio che grida, che piange, il silenzio che dovrebbe calare alla notizia comunicata un sabato sera come altri: macchine che passano per strada, moto che sfrecciano rumorose, neanche una stella in cielo. È quasi tragico pensare che, sotto quello stesso cielo, in Egitto la polizia ha caricato i manifestanti, in Tunisia le persone muoiono tra scontri, lacrimogeni e sassi, la Libia sta per sprofondare nella guerra civile e poi, ultimo comunicato, è stato ritrovato un corpo.

Sì, la scena è stata descritta bene, come sempre, lasciando ampio spazio alle immagini dei due coniugi che si tengono per mano, i flash che li accecano e le autorità che cercano di contenere la massa di giornalisti e ciascuno che preme di sentire per primo una parola di dolore o di rabbia, di scattare una fotografia alla prima lacrima… Forse i genitori di Yara hanno solo bisogno di pace, ma nessuno sembra capirlo.

Eppure tutti ora sanno che un tale, provando un aeromodello, si è imbattuto nel cadavere in avanzato stato di decomposizione della ragazza o bambina, come la si voglia chiamare. Ora tutti sono avidi di sapere come la faccenda andrà avanti. Dubbi, si dice, che il cadavere fosse sempre stato lì, e subito chi si trova sul luogo si improvvisa investigatore e cerca di far luce sulla faccenda, come chi ha intervistato il signor Lorenzo, che afferma di aver abitato nella zona e non essersi mai accorto di nulla. Come chi ora, vilmente, fingerà di interessarsi alla faccenda e poi lascerà il tutto al tempo, alla polvere, perché verrà il tempo di altri crimini, altre novità, altre fiction di cui interessarsi.

Ora tutti cercheranno i particolari, assilleranno e circonderanno casa Gambirasio di fiori, forse orsacchiotti, bigliettini scritti col pennarello grosso, ciascuno per far vedere che c’è stato, nella casa della ragazzina morta; qualcuno vorrà immortalare il momento con una fotografia e poi raccontare agli amici le emozioni che ha provato, davanti ad una tazza di tè caldo o al mare, d’estate, per farcire i pettegolezzi con un po’ di tristezza.

Ma poi tutto verrà dimenticato. I fiori marciranno, i biglietti si scioglieranno alla prima pioggia e Yara tornerà ad essere il nessuno che conoscevamo, assieme a Sarah Scazzi, ricordata un’ultima volta dai media per un semplice caso di fatti analoghi.

Le tipiche frasi che si dicono, condite da una falsa pietà, non serviranno a molto.

Io, noi tutti, crediamo nella dignità, perciò non aspettiamo altri particolari, non interessiamoci al dolore di cronaca, non fingiamo solidarietà verso famiglie che poi rimarranno deluse dal nostro stesso totale abbandono ma proviamo a pensare a come davvero poter cambiare le cose: piccoli gesti che possono trasformarsi in grandi riconoscimenti, come la discrezione, il saper stare in silenzio su eventi che non ci riguardano.

Le voci sui fatti privati, trasformati in fenomeni da teleromanzo, sono sminuiti e l’altrui dolore per la perdita di una figlia diviene amore per il macabro; inconsciamente, si forma quel velo di ironica curiosità mascherato da finta compassione. Poniamo dunque un limite tra l’informazione, il ridicolo e l’esasperazione, perché è proprio l’informazione di massa che viene a mancare in tempi in cui la realtà politica ed economica, forse, fa molta più paura di un delitto.