Michael Crichton e il libro incompiuto

La questione de “L’isola dei pirati”

Ho letto da poco “L’isola dei pirati”, il cui autore, Michael Crichton, è stato uno dei più noti e (secondo me) più abili romanzieri del XX secolo: i suoi libri, tra i quali spiccano “Jurassic Park”, “Timeline” o “Sfera”, hanno venduto più di 150 milioni di copie in tutto il mondo. La sua opera, nonostante sia basata principalmente su ucronìe, è contraddistinta da una scrupolosa cura per i dettagli, unita ad un ottimo dominio del linguaggio: lo stile è chiaro e diretto, senza essere freddo, e rappresenta vividamente diverse situazioni (tanto che Crichton è stato anche paragonato ad uno sceneggiatore). Tuttavia, “L’isola dei pirati” risalta come una mosca bianca rispetto agli altri libri.

Prima di tutto è stato pubblicato postumo: infatti fu  trovato nel computer di Crichton dopo che Crichton stesso morì improvvisamente nel 2008. Inoltre, si nota una virata sia di genere, dato che è un romanzo storico, sia soprattutto di stile. Il secondo motivo porta ad un’analisi più interessante:  in che modo la modalità espressiva di Crichton è cambiata?

L’elemento che salta all’occhio fin dalle prime pagine è il cosiddetto “As you know, Bob…”, chiamato con il termine più tecnico e specifico di Infodump: lo scrittore, nel tentativo di dare informazioni ai lettori, le raggruppa in un unico paragrafo, necessario sì per la comprensione della storia, tuttavia non amalgamato in essa.

Questo può avvenire anche nei dialoghi, che appaiono in tal modo infarciti di elementi che gli interlocutori conoscono già (appunto, As you know, Bob…). È ciò che si trova ne “L’isola dei pirati”: infatti l’azione è spesso interrotta da più o meno lunghi infodump storici (background di personaggi, racconti di avvenimenti ecc.), cosa che nella buona narrativa non dovrebbe mai accadere.

Il sito ufficiale di Michael Crichton, in corrispondenza della pagina dedicata a “L’isola dei pirati”, scrive che questo libro «is Michael Crichton at his best: a rollicking adventure tale pulsing with relentless action, crackling atmosphere, and heart-pounding suspense». Non sono d’accordo con nessuna di queste affermazioni proprio a causa del difetto stilistico di cui ho parlato, che spezza la tensione nei momenti sbagliati.

Come ha fatto un autore così grande e capace a cadere in un errore così grossolano? La mia ipotesi è che non vi è affatto caduto; più probabilmente non aveva ancora finito di lavorare sulla forma. Forse il suo metodo di lavoro comportava la fusione delle note storiche con l’intreccio vero e proprio solo in un secondo tempo. In questo caso, per lui la morte è giunta nel momento meno indicato per un romanziere, cioè in corso d’opera. Purtroppo hanno avuto la malaugurata idea di pubblicare comunque il libro e, a questo punto, è lecito concedersi un pensiero maligno: gli agenti di Crichton, pur essendosi forse resi conto che il lavoro non era ancora concluso, hanno deciso di presentarlo ugualmente al pubblico.

Le opere di Crichton sono tra i romanzi più coinvolgenti che io abbia mai letto, ma “L’isola dei pirati” lascia un sapore amaro al termine della lettura, dovuto a questo ostacolo alla scorrevolezza e all’uniformità complessiva del libro. Se tuttavia si ipotizza che il lavoro non fosse ancora concluso, tale imperfezione è assolutamente comprensibile.

FONTI:

Per l’infodump: en.wikipedia.org

Per il sito di Crichton: www.crichton-official.com