Virgilio e Apollonio Rodio

Apollonio Rodio (III secolo a.C.) scrisse un poema epico in quattro libri, le Argonautiche, che si richiama ad una delle più note leggende greche, quella del viaggio di Giasone nella lontana Colchide (all’estremità orientale dell’odierno Mar Nero) per conquistare il vello d’oro, cioè la pelle di un montone volante che era custodita dal malvagio re Eeta. La figlia di costui, Medea, per intervento di Eros, figlio di Afrodite, si innamora di Giasone e lo aiuta, facendo uso delle arti magiche di cui è esperta e poi, dopo che Giasone ha concluso felicemente l’impresa, fugge con lui in Grecia, rinunciando agli affetti familiari. L’opera di Apollonio, sebbene di discosti nettamente dallo stile omerico per le innovazione tecnico-stilistiche tipiche dell’età alessandrina: fra essi a noi interessa soprattutto l’analisi psicologica che l’autore compie su Medea, della quale egli descrive con sensibilità i primi turbamenti dell’amore, le ansie, le indecisioni, i moti dell’animo. La Medea di Apollonio risente anche degli antecedenti omerici: in particolare, la sua vicenda ricorda quella di Nausicaa nell’Odissea,con la quale ha in comune il motivo della giovane età e dell’amore per lo straniero venuto dal mare; ma soprattutto l’eroina è il principale modello letterario di Virgilio, quando egli si accinge a delineare la figura di Didone. Vi sono analogie di tipo strutturale (il III libro delle Argonautiche, in cui è narrata la storia dell’amore di Medea per Giasone, riveste carattere di un “poemetto” autonomo, epillio, come il IV libro dell’Eneide, che costituisce quasi un libro a sé). Si noti che, in precedenza l’epillio, nato probabilmente con l’Ecale di Callimaco, si era diffuso anche a Roma e ne sono un esempio i carmina docta di Catullo, particolarmente il carme 64, il più lungo ed elaborato, che narra le nozze di Peleo e Teti con una lunga digressione sulla storia di Arianna, che seguì Teseo per amore e poi fu abbandonata nell’isola di Nasso.- Altre analogie fra Apollonio Rodio e Virgilio si rivelano a livello tematico: ad esempio, nel IV libro il dialogo fra Didone ed Anna (vv.9-53) richiama il fra Medea e la sorella Calciope (Argonautiche,III,642-739) e l’episodio dell’unione fra fra Didone ed Enea cin una grotta durante un temporale (vv.160-172) trova un preciso parallelo nel connubio furtivo tra Medea e Giasone a Drepane, città dei Feaci (Argonautiche,IV,1153-1169). E’ tuttavia l’analisi psicologica quella che accomuna le due eroine: entrambe, infatti, vivono nella dimensione del ricordo dell’uomo amato; entrambe debbono superare un ostacolo che procura loro grande dolore e angoscia (per Didone la promessa di non risposarsi fatta alla memoria del marito Sicheo; per Medea il dovere di obbedienza nei confronti del padre Eeta); in entrambe,infine,il profondo turbamento che si rivela nel pianto liberatore.