Parallelo tra “Medea” di Euripide e Seneca

La “ Medea “ di Seneca presenta importanti novità rispetto a quella di Euripide.

La diversità più marcata è il carattere ethocentrico della tragedia senecana, tipico della restante produzione tragica del filosofo. La tragedia di Seneca, in generale, si può definire ethocentrica sia perché il contenuto è di ordine morale, sia perché la struttura stessa dell’operasi basa sui valori etici che caratterizzano i personaggi. Mentre il teatro greco presentava una dimensione spazio – temporale ben definita, all’interno della quale si muovevano i personaggi, essa non è presente nella tragedia di Seneca (destinata alla lettura, probabilmente alle “ declamationes “); ciò che preme a Seneca è mettere in risaltola polarità “ ratio – furor “,

tipico scontro che lacera ogni personaggio delle tragedie dello scrittore spagnolo.

Con la mancanza della contestualizzazione si perdono anche molte delle connotazioni antropologiche centrali nella “ Medea “ di Euripide, in cui Medea è donna, maga, barbara, chiaramente “ inferiore “ a Giasone, maschio, greco e sul punto di salire al trono per sposare la figlia del re di Corinto, Creonte (è da notare il cambiamento di nome della futura sposa: in Seneca si chiama Creusa, in Euripide, invece, Glauce).

Questi pregiudizi propri della cultura greca vengono, in un certo senso, contestati da Euripide mediante la creazione della figura di Giasone, cinico, egoista e calcolatore. Il messaggio che Euripide vuole lasciar trasparire dal contrasto tra i due coniugi è che Medea è, paradossalmente (per il pubblico non abituato al personaggio), migliore di Giasone!

In Seneca ciò non è presente; il suo interesse non è quello di mostrare la condizione sociale dei cosiddetti “ esclusi “ (le donne, i bambini, gli stranieri), ma mettere in risalto gli effetti devastanti delle passioni più violente, in questo caso l’ira. Medea dunque rappresenta “ l’anti – sapiens “ ; è guidata dal “ furor “, che va a sostituirsi completamente alla “ ratio “, cancellando ogni istinto razionale quale, ad esempio, quello materno. Mediante Medea Seneca giunge a dimostrare il potenziale distruttivo dell’ira, che non può in alcun modo convivere con la “ ratio ”.