La morte di Petronio negli “Annales” di Tacito (cura di P. M. Fumagalli)
XVI,19,1. Per caso, in quei giorni, Nerone si era recato in Campania, e Petronio, spintosi fino a Cuma, lì era trattenuto; e non sopportò oltre di indugiare (gli indugi) fra timore e speranza. 2. Tuttavia non si tolse la vita con troppa fretta, ma si recise le vene, le riannodò a suo piacimento e le aprì di nuovo , e conversava con gli amici non di argomenti seri o con i quali potesse acquistare fama di fermezza. E non ascoltava per nulla ( gli amici) che discorrevano dell’immortalità dell’anima e dei precetti dei filosofi, (ma) strofette e versi scherzosi. Fra i servi, al alcuni fece distribuire donativi, altri li fece frustare. Andò a tavola, si concesse il sonno, perchè la sua morte, sebbene impostagli, fosse simile a una morte naturale. 3.Neppure nelle postille del testamento, cosa che fanno la maggior parte di coloro che stanno per morire, non adulò Nerone o Tigellino o qualche altro dei potenti, ma descrisse dettagliatamente le dissolutezza del principe, facendo i nomi di amasii e prostitute, e la stravaganza di ogni rapporto sessuale e, dopo aver posto il sigillo, li mandò a Nerone. E ruppe l’anello perchè poi non servisse a creare pericoli (ad altri).
1.attinebatur: evidentemente da Tigellino,che temeva un possibile chiarimento fra Petronio e Nerone..- mora è l”indugio sospeso fra fra timore e speranza.-2. praeceps:predicativo del soggetto, da tradurre con un avverbio.- aperire (infinito storico), come il seguente coordinato adloqui amicos, regge l’oggetto venas con i participi congiunti incisas…obligatas: Petronio dà l’impressione di voler centellinare con gusto la propria morte.-non per seria aut quibus….peteret:abbiamo qui l’antiritratto della morte del sapiens, quale abbiamo visto per Seneca.-E infatti Petronio audiebat…levia carmina et facilis (-es) versus: ascoltava poesie leggere e versi scherzosi; audiebat costituisce variatio rispetto agli infiniti storici aperire e adloqui, mentre carmina potrebbe designare poesie strofiche, come quelle della lirica, opposte a versus, poesie monostiche.- E’ qui evidente l’intento dissacratorio e polemico nei confronti delle morti austere dei filosofi, da quella di Socrate a quella recentissima di Seneca. Si ricordi, a proposito delle corrispondenze spirituali tra il Petronio tacitiano e l’autore del Satyricon, che Trimalcione, il personaggio più vitale del romanzo,che con il suo realismo, sia pur rozzo e grossolano, si fa gioco delle mode e delle pose filosofiche del tempo, vuole che il suo epitaffio rechi la scritta: “Nec umquam philosophum audivit”, “Non ascoltò mai un filosofo” (Satyricon,71,12):-Servorum…adfecit: anche qui Petronio sembra ironizzare su certo umanitarismo tipico degli intellettuali del tempo. Si pensi a Seneca: “Servi sunt, immo nomine”, “Sono schiavi. Sì, ma anche uomini “(Epistulae ad Lucilium, XLVII,1), frase che risuona anche nelle parole di Trimalcione: “Et servi sunt homines”,” Anche gli schiavi sono uomini”, quando legge il testamento in cui dona la libertà ai suoi schiavi, ma è sempre lo stesso Trimalcione che non esita a farli duramente frustare per la più banale mancanza( Satyricon, 54,4; 71,1). Ancora una volta risulta sorprendente il riscontro fra lo scetticismo del nostro personaggio e l’orientamento spirituale dell’autore del Satyricon.- alios…quosdam:: inconcinnitas per il consueto alios…alios.–3. codicillis: (vedi nota a XV,64,4) .-quod….pereuntium: con l’adulazione e generosi lasciti a favore cercavano di salvare parte del loro dell’imperatore patrimonio ai loro naturali eredi.-novitatem…perscripsit: descrisse dettagliatamente (per-).-anulum: cioè l’anello che portava il suo sigillo, che veniva apposto per fissare il rotolo di una lettera, e sostituiva la firma, che non era praticata perchè i Romani scrivevano in maiuscole e di solito dettavano le loro lettere a scrivani; il sigillo di Petronio poteva essere usato,dopo la sua morte,per autenticare false lettere destinate ad altre persone, che sarebbero così state calunniate e condannate.- usui: dativo di fine.- La morte di Petronio mescola, in modo beffardo, estetismo e ironia, coraggio e rancore, diventando quasi l’icona della sua personalità originale e complessa. Come afferma Gian Biagio Conte, Petronio, “signore della parodia letteraria, potrebbe benissimo aver gestito la sua morte come una parodia”. E’, a suo modo, un suicidio stoico anche questo, ma Petronio apre e chiude le vene, come se giocasse, al contrario della drammatica scelta di Seneca di accelerare il deflusso del sangue nel bagno caldo; al contrario anche di Socrate (Fedone), egli non disserta su cose serie (seria) o sull’immortalità dell’anima (de immortalitate animae), ma parla in tono frivolo e lieve di levia carmina e faciles versus. La leggerezza, che secondo Italo Calvino (cfr. Lezioni americane) è la cifra stilistica dell’eleganza letteraria, connota questa morte che vuole collocarsi agli antipodi della serietà filosofica e stoica e della tradizione per esprimere, ancora una volta, attraverso la raffinatezza del personaggio, il profondo disprezzo per la volgarità della corte neroniana a cui Petronio manda i suoi scritti, come un insulto estremo, per denunciarne i flagitia, la corruzione.- Ha scritto Marina Longobardi (Petronio,” Satyricon”, a cura di M. Longobardi, ed. Brbera,2008): “con senso della dignità e stile Petronio sceglie la propria morte, e ne allestisce la scenografia. Un rovesciamento dello stereotipo del morire da ‘quiriti’ o da stoici, lenta, elegante, composta, anch’essa ‘studiatamente naturale’. Un omaggio alla leggerezza consacrato agli ultime conversazioni, agli ultimi versi. Una morte saggia, vittima della congiura di Tigellino, non necessariamente innocente della congiura dei Pisoni. Fierezza comunque rara in tempi di tirannide, nel declinare qualsiasi ricorso all’adulazione, fino all’estrema denuncia degli scandali di Nerone, suggellata da una firma, quindi una ben chiara assunzione di responsabilità, eternata da un sigillo spezzato”.





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