La morte di Seneca negli “Annales” di Tacito (traduzione e note a cura di P.M. Fumagalli)12

XV, 62,1. Egli, imperterrito, chiede le tavolette del testamento; e, di fronte al divieto del centurione, rivolto agli amici, dal momento che gli veniva proibito di rendere grazie ai loro meriti, dichiara di lasciare in eredità la sola cosa che gli rimaneva e tuttavia la più bella, l’immagine della propria vita, e se essi ne avessero conservato il ricordo, avrebbero ricavato come premio di un’amicizia tanto costante, la fama (che è frutto) delle buone qualità. 2. Nello stesso tempo richiama alla fermezza i loro pianti, ora con la conversazione, ora più energico al modo di chi obbliga, chiedendo con insistenza dove (fossero finiti) gli insegnamenti della saggezza, dove il comportamento razionale meditato per tanti anni di fronte all’incombere delle avversità. A chi infatti era rimasta sconosciuta la crudeltà di Nerone? E non restava altro, dopo che aveva ucciso la madre e il fratello, se non che aggiungesse l’assassinio del suo educatore e maestro.

 

 

1. Tacito, in precedenza, ci aveva presentato Seneca sotto una luce di ambiguità, di moderatore, ma anche di connivente, come nel caso del matricidio. Però, dal momento in cui si ritira dalla vita politica, Seneca appare come un dissidente silenzioso, che vive la sua condizione di volontario isolamento con grande dignità e senza compromessi. Il suicidio, che noi qui presentiamo, avvenne nel 65, per ordine di Nerone. Il nome del filosofo, come presunto complice della congiura pisoniana, venne fatto dal primo arrestato Antonio Natale. In realtà Tacito non dà l’impressione di dare molto credito a questa ipotesi e avanza l’ipotesi che Natale abbia denunciato Nerone “per ingraziarsi Nerone, il quale non poteva soffrire Seneca e andava cercando ogni mezzo per sopprimerlo” (Annales,XV,56). L’odio di Nerone risaliva probabilmente al 62, quando Seneca lasciò la vita pubblica e Nerone considerò questo gesto un segno di disapprovazione politica (cosa invero probabile). Ancora Tacito ci informa che una parte dei congiurati pensava a Seneca piuttosto che a Pisone come alternativa a Nerone. L’opinione pubblica stessa avvertiva la discrasia fra gli insegnamenti di Seneca e il comportamento dell’ultimo Nerone e tutto ciò non poteva sfuggire a Nerone. Seneca riceve da un centurione l’ordine di suicidarsi, una morte privilegiata riservata ai personaggi più eminenti. - tabulas: erano le tavolette sui quali si scriveva il testamento.- denegante centurione: ablat. ass.- quando:introduce una causale.- Si noti la costruzione di prohibeo; prohiberetur (cong. causale) referre; habeat è congiuntivo per attrazione modale.-laturos=eos laturos esse; siamo di fronte a un discorso indiretto connesso a un verbum dicendi (disse che….).-imaginem vitae suae: si avverte l’eco delle parole di Socrate nel Fedone di Platone (115b) quando, a Critone che gli chiede quali disposizioni lasci a lui e agli amici, il filosofo risponde che l’unico suo desiderio è che essi camminino seguendo le tracce dei principi espressi nelle loro conversazioni.- 2. rogitans: rogito è intensivo di rogo.- imminentia: part. pres. sostantivato neutro plur. da immineo.- Il verbo sottointeso è essent.-Cui enim….Neronis?: interr. diretta in un discorso indiretto, che presuppone la reggenza di un verbum dicendi come il precedente rogitans.-ignaram=ignotam.- neque aliud…adiceret: proseguimento del discorso indiretto.-