Per leggere Callimaco

Callimaco, più di ogni altro poeta di età ellenistica, rappresenta la svolta epocale della civiltà letteraria greca dopo Alessandro Mgno. Egli è il primo che comprende che il nuovo assetto e il nuovo orientamento della civiltà greca richiedesse una letteratura altrettanto nuova: egli scardina dunque il canone dei generi letterari, codificato nella Poetica aristotelica, e lo sostituisce con un sistema più flessibile, in cui viene concessa grande autonomia all’artista, che non è più inchiodato alle regole del genere letterario. Questa “rivoluzione” callimachea (che anticipa la rivoluzione “neoterica”) non ha caratteristiche fortemente eversive: per esempio, l’antiomerismo non mette in discussione la grandezza di Omero, ma contesta i suoi goffi imitatori, le regole epiche, rileva l’inattualità di certi argomenti (è un atteggiamento simile a quello dei Romantici più illuminati rispetto ai grandi classici).

Callimaco dunque inaugura un percorso originale, troncando ogni possibilità di sopravvivenza per gli schemi tradizionali: la sua attività è ispirata completamente da questo pensiero ed egli porta a realizzazione piena un modello di letteratura con cui dovranno fare i conti le epoche successive (egli è l’archetipo di una svolta epocale: si pensi ai poetae novi e a Catullo che tradurrà La chioma di Berenice e che presenterà il suo libellus come lepidus, novus, expolitus; si pensi a Lucrezio, a Virgilio che nelle Georgiche (IV,6) afferma “in tenui labor”, accennando allo studio che trasforma in poesia le cose minute della realtà;si pensi ad Orazio; a Properzio, detto il Callimaco romano, soprattutto per le elegie civili del IV libro; ai Fasti di Ovidio, ma anche alle Metamorfosi in cui spesso viene adottato lo schema strutturale degli Aitia; e poi al poeta francese Ronsard; a Ugo Foscolo ,che tradusse la Chioma di Berenice (ma da Catullo), e ricorda però nelle Grazie certe movenze stilistiche di Callimaco; e ancora l’Inno a Nettuno di Leopardi, che evidenzia, da parte del genio di Recanati, una completa assimilazione della poetica callimachea…e si potrebbe continuare).

La rivoluzione callimachea ha la sua base nel rapporto ormai individuale fra poeta e pubblico: e ciò grazie alla forma stabile che l’opera letteraria scritta ha assunto. La destinazione comunitaria dell’opera letteraria nelle età precedenti faceva sì che in essa fosse sempre presente un fine didascalico: l’opera di Callimaco prescinde da ogni intenzione di tal genere; la poesia diventa autonoma e definisce in se stessa il proprio obiettivo.

Questa evoluzione ha le sue radici in un fattore economico-sociale. Nei grandi regni ellenistici l’uomo non è più chiamato a condividere i problemi della pòlis: una barriera invalicabile si è innalzata fra coloro che hanno il potere e i sudditi (che non sono più cittadini). Escluso da tutto ciò, l’uomo ellenistico cerca un compenso in altre direzioni: una di queste è la letteratura. La poesia di Callimaco è un colloquio a due: poeta e lettore. Perciò il suo livello di elaborazione formale diventa uno stimolo continuo per l’attenzione e la concentrazione del lettore. Il veicolo della relazione poeta-lettore è la scrittura. Ciò comporta conseguenze fondamentali a livello formale: la ricezione auditiva era scandita da momenti irripetibili; in essa non è possibile tornare sul già detto, approfondire il significato di una parola, gustarla. Il tempo della lettura non è più l’istante, bensì la durata: la parola scritta rimane, non fugge via; all’occhio del lettore è concesso fermarsi, tornare indietro, cose impossibili per l’ascoltatore. Il linguaggio callimacheo è studiato in modo che ogni parola esprima le sue complesse valenze in rapporto a ciò che precede e segue. Inoltre la linea estrosa e continuamente variata della sua narrazione richiede al lettore di fermarsi, tornare indietro, meditare su certi passi, collegare, riconoscere le allusioni e le ellissi.