Afghanistan e Bisanzio

La consapevolezza di essere i migliori

Fino al 18 luglio 2011, il comandante delle operazioni militari statunitensi in Afghanistan è stato il generale David Petraeus, succeduto a Stanley McChrystal. Dopo meno di un mese dalla conferma della sua carica, l’atteggiamento di Petraeus nei confronti non solo dei gradi inferiori della gerarchia americana, ma anche delle autorità di altre nazioni è stato tale da fargli meritare il soprannome di “ciclone”: l’ambasciatore degli Stati Uniti Karl Eikenberry era preso in considerazione solo come “consigliere politico”, senza dunque alcuna voce in capitolo riguardo alle decisioni militari, e il presidente afghano Hamid Karzai veniva quasi ignorato quando presentava obiezioni ai progetti del generale. Ma forse il parere più interessante è quello del coordinatore delle operazioni civili della coalizione, Mark Sedwill, che si sfogò dicendo: «Pensate un po’, Petraeus mi dà istruzioni, non capisce che qui non siamo in Iraq, l’America non è da sola ma c’è una coalizione.»

L’atteggiamento autoritario di Petraeus, che non si discosta di molto dalla maggior parte degli altri vertici americani, era generato quasi senza dubbio dalla consapevolezza della superiorità militare degli Stati Uniti rispetto sia ai talebani, sia alle altre nazioni della coalizione. La sua frase «Qui comando soltanto io» indica la sicurezza con cui gli americani, chi più chi meno, si pongono un gradino al di sopra degli altri eserciti. È la stessa sicurezza che aveva pervaso gli animi dei Bizantini circa mille anni fa: in due trattati di arte militare scritti da Leone il Saggio e Niceforo Foca, verso i barbari che minacciavano l’impero è evidente il disprezzo che condurrà i Bizantini ad una compiaciuta inerzia. E, sottovalutando i loro nemici, all’annientamento.

In Afghanistan e in Iraq al giorno d’oggi sta avvenendo quello che Nicola Zotti, il più grande politologo italiano, chiama sagacemente «il neoimperialismo europeo»: nonostante i concetti di colonialismo e imperialismo siano assolutamente obsoleti, tuttavia l’Occidente li sta riportando in auge. Sorgono naturalmente dei problemi enormi.

Una delle chiavi per il successo del colonialismo è l’esportazione e l’impianto nella terra occupata della propria cultura, convinti che gli autoctoni considereranno vantaggioso lo scambio della loro libertà per accedere alla “cultura superiore” di modello europeo. Ancora una volta, l’Europa ritiene di proporre qualcosa di migliore di quanto c’è già, poiché è migliore lei stessa. Sfortunatamente, in Afghanistan ci si trova davanti ad un muro di fondamentalismo, che per sua stessa natura non accetta compromessi o trattative. D’altra parte, potenzialmente non esiste alcun limite alle richieste che i talebani potrebbero avanzare, considerando che la loro influenza si estende, sempre potenzialmente, ovunque. La sicurezza interna dei Paesi occidentali infatti è stata più volte messa in dubbio negli ultimi anni, e questo dovrebbe essere l’obiettivo primario di qualsiasi governo, prima ancora di una guerra “preventiva”: oltre ad essere inefficace, non concede neanche margini di negoziato dato che, come si è detto prima, ogni compromesso è fuori discussione.

Il generale Petraeus era convinto, e penso che lo sia tuttora, che gli Stati Uniti siano la più grande potenza militare del mondo. Per essere i migliori, sono i migliori, ma senza un’analisi costante della psicologia del nemico, avverte Zotti, potrebbe accadere quello che accadde ai Bizantini: il «pericoloso narcisismo» condurrebbe a sottovalutare o, peggio, a non considerare opportunità tattiche di cui, a dieci anni dall’inizio del conflitto, c’è enorme bisogno.

 

Fonti
Per Petraeus :

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=43&ID_articolo=1737&ID_sezione=58&sezione=

Per Nicola Zotti:

http://www.warfare.it/strategie/impero_europeo.html
http://www.warfare.it/tattiche/dottrina_bizantina.html