Ciao Steve


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Alla fine Steve Jobs ci ha lasciati. Ha provato a farlo nel modo più silenzioso possibile, da persona riservata quale era, ma la sua scomparsa ha inevitabilmente provocato una reazione su scala mondiale che stenta a trovare precedenti nella storia recente (viene in mente Papa Wojtyla, e non mi sento in imbarazzo nel chiamarlo in causa).

La sua morte non è però arrivata in modo inaspettato, che il suo tempo fosse limitato lo si sapeva, e anziché limitarci a compiangerlo preferiamo dunque soffermarci a riflettere su chi abbiamo perso, e sulle ragioni per cui ci mancherà. Anzitutto, Steve era un visionario, una persona abituata a fare delle idee il proprio lavoro, e della tecnologia lo strumento per realizzarle. In quest’ottica, il suo più grande merito è quello di aver intuito, nei lontani anni ’70, il ruolo che il computer avrebbe potuto avere per le persone comuni nella vita di tutti i giorni, se fosse stato possibile proporre alla società strumenti facili da comprendere e da utilizzare. Creando il primo Mac, l’idea era proprio quella di presentare un computer alla portata di tutti, che non richiedesse conoscenze tecniche di alcun tipo e non fosse destinato ad un pubblico di ingegneri. La tecnologia, insomma, legittimata nel suo ruolo di strumento, e non come fine se stessa.

Il prodotto più rivoluzionario da lui introdotto, ad ogni modo, rimarrà senza dubbio l’iPod, su cui le innovazioni seguenti, per certi versi, si fondano. Alla base di questa invenzione è ancora una volta un’idea, un’idea semplice: rendere la musica, qualcosa che è inevitabilmente parte di noi, veramente portatile, racchiudendola in uno strumento facile da usare e, soprattutto, bello. È grazie all’iPod che il mondo ha iniziato a conoscere Steve Jobs, ed è con l’iPod che Steve ha potuto entrare nelle vite di milioni di persone, rendendosi inevitabilmente un personaggio popolare soprattutto tra i giovani, e ponendo una base di notorietà e di fiducia senza la quale nessuna delle sue future intuizioni (iTunes, iPhone, iPad …) avrebbe potuto vedere la luce e ottenere un successo mondiale.

Steve era un mago, perché era capace di introdurre nella nostra realtà, con una periodicità a tratti inquietante, prodotti tanto affascinanti quanto tecnologicamente sofisticati e per noi misteriosi, ma pur sempre intuitivi: it just works (funziona e basta) era il commento un po’ arrogante che seguiva l’introduzione di molte delle sue creazioni, ma con buona pace degli smanettoni, frustrati dal suo concetto di sistema “chiuso”, e nella sua chiusura perfetto, era un commento veritiero.

Dopo la musica, Steve Jobs ha infilato internet nelle tasche di milioni di persone, contribuendo a restituire alla comunicazione la sua primitiva caratteristica di istantaneità, e milioni di persone hanno appreso della sua morte proprio su una delle sue creazioni, Mac, iPod, iPad che fosse.

Nonostante ciò, è dal punto di vista umano che Steve ci ha davvero trasmesso qualcosa, ed è proprio per il suo messaggio, ancor più che per le sue invenzioni, che sono certo in molti lo ricorderanno. Nella sua carriera, Steve Jobs ha lanciato molte sfide, a sistemi stabili come l’industria musicale e quella della telefonia, al mercato in generale, non sempre ha vinto, ma ha sempre avuto la forza di rialzarsi e ritentare, sapendo far tesoro dei propri errori senza mai rinunciare all’ambizione, avendo sempre il coraggio di osare, sempre l’aspirazione di stupire.

Era il 2006 quando, da poco operato per un tumore al pancreas, Jobs apriva l’anno accademico dell’università di Stanford con un discorso che è ormai storia (sì, stay hungry, stay foolish): lui, consapevole malato terminale, che di fronte alla platea più viva immaginabile stendeva un vero e proprio inno alla vita che, già bellissimo di per sé, fa rabbrividire se pensiamo che a pronunciarlo è una persona consapevole di essere destinata a morire di lì a pochi anni.

Ci ha insegnato a non arrenderci di fronte all’insormontabile, a continuare a fare quello che ci piace anche quando forse potremmo dubitare che non ne valga più la pena, a credere nelle nostre idee e ad avere il coraggio di pensare diversamente. Era testardo, irascibile, e scontroso, come molti geni arrogante, ma soprattutto era un sognatore, e come tale lo ricorderemo.

Ciao Steve, e grazie.