Edipo studente
Con grandissimo piacere pubblichiamo una grande opera poetica ritrovata sul monte Sinai da uno dei nostri redattori. Le circostanze e il luogo preciso non sono note, visto lo stato di ubriachezza molesta del suddetto nel momento del ritrovo. Trattasi di una tragedia in cinque atti, che appare essere ambientata all’Accademia Classica Beccariota di Corinto, ed è databile al I secolo a.C. L’originale era in greco, che è stato da noi tradotto in lingua più intelligibile. Si spera che questo testo possa far chiarezza sulla vita quotidiana di uno studente di duemila anni fa.
Incipit Oedipus discipulus
Atto I: L’entrata
Scena I (Tranviere, Edipo, Coro di Beccarioti)
Tr. Ohimé che dolore,
Ohi boia che strazio,
guidavo un trattore
‘ve assent’è palazio;
ed ora tranviere,
all’ora di punta
non posso più bere
il latte di munta,
neanche ‘n cicchetto
di Whiskey o di grappa .
‘l disir del mio letto
dal posto mi strappa;
or tutti saluto,
e ‘l tram è lasciato. ( Esce dal tranvai)
Ed. Ohimè cresce ‘l ritardo
n’ho persi già ben duë
dei tram che san di lardo
e i cui costruttor fuë;
ed ora fermo sono;
del fulmen sento ‘l tuono.
Del fulmen del terrore,
di Egli l’insegnante
(lui ha ‘l ritardo a orrore)
e’ di’ al ritardante
che merita caderne,
e pena può averne.
Coro Ed ecco, o miser giovin, tu scendi dal tranvai
or corri all’istituto, che mai raggiungerai
ti fai sì come falco, veloce quam ghepardo
e, come alla roulette, è giocator d’azzardo.
Ed. O coro che del bene
tu fai a me la morale
sì come del suo pene
fa peccator carnale,
ma statti un poco zitto
che piove anche più fitto.
E sorge or l’edifizio
che fece genti grame,
credenti d’aver sfizio
nel sciogliere le trame
delle version dal greco,
di cui qui v’è un’eco.
Ed ecco ‘l Beccaria
di gran dolore ostello
de’ genti che Maria
non volle su un battello
od anche a folleggiare;
li volle per studiare.
Campana è già suonata,
ed Egli ‘l professore
aspetta e ‘na menata
ei fa’ al ritardatore,
seppur unghia ‘ncarnata
schiacciata da un trattore
il piede suo ha subito;
megli’è ch’i’ sia contrito.
( Entra al Beccaria)
STASIMO I
Coro Quand’i'm’avvicinava
ne’giorni che fan del calor d’Agosto
lo Verno deprecabil del Novembre,
che fa dell’aria nube, e ‘l resto neve,
i’ venni al Beccaria gelato e fioco,
sì come que’ che studia, e non rallenta
lo ritmo del lavoro.
Allor venn’io in esto
immenso loco, e ginnasial i’era,
e fui dal Beccaria grande accolto
e furo giorni che fui stanco molto,
e Greci e Latii fuor per me compagni;
classicist’era, ed il mio tempo tutto,
d’Erodoto e d’Augusto.
Così fu ‘l primo anno.
O voi ch’entrate,
a tutti voi che fuggir voglion,
i’chiedo a voi coraggio avere,
se ce l’ho fatta io
ce la puoi farcela anche tu.
Manicocle





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