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La risposta alla crisi economica? Lo sciopero dei calciatori

In un paese che ormai da anni, e specialmente in questo periodo (stando ai dati che riportano le maggiori testate giornalistiche italiane) sembra essere caduto in una crisi economica irreversibile, la classe, dopo quella politica, che gode di maggiori privilegi nonché immunità, quella dei calciatori, sceglie per ragioni che, seppur motivate in più modi, analizzate con cura risultano frutto di egoismo e arroganza. Nell’apprendere tale notizia, posta sulla prima pagina del più importante quotidiano sportivo italiano, la: ”Gazzetta dello sport”, mi sono subito reso conto che quella che inizialmente era solo una lontana ipotesi via via si è trasformata in realtà. Una realtà che ancora oggi molti fanno fatica ad accettare, perché questo sciopero non è stato indetto da lavoratori sottopagati, ma da persone che guadagnano in una settimana più di quanto un operaio guadagni in un intero anno di lavoro.

Analizziamo in ogni caso i motivi che hanno portato allo sciopero: tempo prima dell’inizio del campionato di serie A è sorta una disputa tra l’AIC (Associazione Italiana Calciatori) e Lega di serie A, dopodiché l’anno scorso tali organi si sono scontrati in merito al raggiungimento dell’accordo sul contratto collettivo. I punti di dibattito della questione sono diversi: i più importanti, essenzialmente sono tre. I primi due possono essere più o meno condivisi, e volendo si possono anche capire le ragioni dei calciatori, il terzo però non può lasciare indifferenti.

Punto primo: i guadagni dei giocatori, secondo la Lega, dovrebbero essere legati unicamente al buon rendimento ed al raggiungimento degli obiettivi prefissati; l’AIC è d’accordo, ma propone che in ogni caso ai calciatori, in quanto lavoratori, debba essere garantito almeno il 50% dello stipendio. In secondo luogo la Lega calcio propone un tipo di allenamento differenziato, ossia che la formazione titolare, di norma composta dai giocatori di maggior talento, si alleni a parte rispetto ai giocatori giudicati meno talentuosi; l’AIC disapprova fortemente questa proposta, giudicandola come offensiva nonché discriminante nei confronti dei calciatori. Il terzo punto, che ha suscitato lo sdegno della maggior parte dei tifosi, che da subito si sono schierati contro lo sciopero, è senza dubbio il più divertente, poiché proprio da ciò si evince di che pasta siano fatti i giocatori di serie A e fino a che punto siano stati corrotti dai soldi. Alla proposta del cosiddetto contratto di solidarietà, una tassa che lo Stato chiede a coloro che hanno un reddito molto elevato, non hanno dato la loro approvazione né i calciatori, né le società. Non c’è altro da aggiungere.