Non era più ricordo
Era un soldato. Aveva gli occhi grigi. Non di quella tonalità che tende all’azzurro o al blu, no. Grigi come la grafite, come l’acciaio, ma l’acciaio è freddo e triste, mentre nei suoi occhi rilucevano le stelle e sorridevano quando la guardava. Ilenia ricordava quello sguardo. La sua intensità la faceva fremere ogni volta. Ma adesso non l’avrebbe più visto, perché tra loro due si era inserito un terzo elemento: lei, lei.
Un tempo, sulle mensole c’erano stati i loro ricordi. Adesso era tutto lì, imballato in scatoloni grandi e marroni, quasi tutti già chiusi col nastro adesivo. Ogni volta che aveva riposto qualcosa dentro quegli scatoloni per lei era stato come essere uccisa; ogni volta come rivivere il momento in cui lui l’aveva lasciata, anche se era stata lei ad informarla dell’accaduto, lei la prima a farla morire dentro.
Avrebbe dovuto spedire lontano quegli scatoloni. E c’era qualcosa che la spingeva a farlo, a liberarsi di loro, vili oggetti che appartenevano ad un’altra vita, mediocri simulacri di eventi che non avrebbero avuto neppure più ricordo; ma c’era anche un’altra forza indefinibile, pietosa e opprimente, che la legava a loro in modo indissolubile. Ilenia in realtà aveva paura. Paura di vivere una vita senza più lui. Lui, che non era neppure venuto a dirle addio; paura di lasciarlo andare, liberare il suo cuore da quel peso immenso, e tutto perché lei era entrata nelle loro vite solo per un breve attimo. Aveva distrutto tutto, lei.
Ilenia aveva premuto il tasto d’accensione. “Il soldato Tommaso Lai è stato ucciso stamattina…” Così, semplicemente, per un breve attimo, la televisione aveva distrutto le loro vite. Si era portata via Tommaso senza che lui le dicesse addio. E con lui, il loro amore.
Lui aveva gli occhi grigi, come in quella foto. Sorridevano tutti e due. Era inverno e lui l’abbracciava. Ilenia la lasciò cadere ai suoi piedi come una foglia d’autunno. Non era più nulla. Neppure un ricordo.





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