Ali di Vento
Correva; i suoi piedi avanzavano l’uno avanti all’altro, velocissimi. Gli sembrava di non toccare terra. La pioggia gli oscurava la vista, il vento gli graffiava le guance. Non vedeva niente, ma doveva andare veloce, sempre più veloce, senza pensare.
Loro erano dietro di lui. Li sentiva come aveva sentito prima il loro tocco, il loro alito sulla pelle, le punture che gli avevano costretto, tentando di fargli dimenticare ogni cosa. Li percepiva sulla pelle arrossata e ferita, da dove scendevano rivoli di sangue e di acqua.
Correva, correva così tanto che i muscoli gli facevano male e i polmoni parevano oppressi da un masso enorme. Più veloce! Le gambe. C’erano ancora? I pensieri… che la smettessero di tormentarlo. Era certo che il loro peso lo rallentasse.
Correva, correva fuggendo, ma loro erano sempre più vicini. Sempre più vicini. Veloce, va’ veloce!
Li sentiva. Li sentiva ormai…
Il bosco. Lo vide davanti a sé. Lo raggiunse e ci si tuffò dentro. Pensava che questo avrebbe potuto rallentarli, confonderli, ma invece no, invece erano sempre lì, lì dietro di lui. Il peso della loro vicinanza gli premeva sullo stomaco e gli mozzava ancora di più il fiato. Forza!
Ce l’avrebbe fatta? No, certamente no. Eccoli. Eccoli, l’avrebbero preso…
Il burrone. Vi cadde.
Precipitava. Precipitava come un sasso. Le raffiche gli lisciavano le guance con la forza di mille coltelli. Precipitava assieme alla pioggia.
Poi aprì le ali, sferzò l’aria e si alzò, leggero, finché le sue penne grigie non trapassarono le nubi come vento. Allora guardò giù e sorrise, prima di continuare a fuggire.





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