Nelle viscere del Beccaria
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Caposervizio: Giacomo A. Minazzi
Redattore: Elena Ruzzier
Hanno collaborato: Michele Merolese, Prof. Roberto Proietto, Prof.ssa Maria Antonia Conte
“Tutte le storie cominciano con ‘C’era una volta’;
e la nostra storia vuole raccontare proprio questo:
che cosa c’era una volta” (E.H.Gombrich)
Ogni mattina trasciniamo le nostre assonnate membra al di là del cancello, su per le scale, con le narici impregnate di quel caratteristico odore stagnante di fumo, con la mente rivolta alla versione di greco; salutando i compagni di classe all’ingresso, ci capita di dare un’occhiata distratta a quelle due lapidi che, una di fronte all’altra, danno un benvenuto rigorosamente in latino a chi entra.
Ultima ora, educazione fisica: chi entra in palestra maschile fa in tempo a gettare uno sguardo divertito sui baffetti a pennarello di quel tizio sulla lapide vicino alla porta, chi sarà mai? Si fa per leggere l’iscrizione ma poi suona la campana e non ci si pensa più.
Noi lo ignoriamo, ma Lui, il Beccaria, ci osserva, vigila e cela nelle sue viscere il proprio passato da noi visibile solo attraverso qualche busto scarabocchiato e qualche animaletto impagliato nelle vetrine. E per la prima volta, su gentile concessione del Preside, ci viene concesso di aprire uno spiraglio in quel passato che è anche nostro.
I – La cripta delle sedie
Il corridoio oscuro al quale si affaccia il bar termina con una rampa di scale che scende fino a una porta; se qualche temerario ha mai provato ad aprirla, l’avrà trovata inevitabilmente chiusa.
Ciò che dietro ad essa si nasconde supera la più fervida delle immaginazioni: alcune stanze racchiudono sedie, tavoli, armadi, mobili misteriosi non meglio identificati, gli uni antidiluviani, gli altri nuovi fiammanti. Se vi siete chiesti dove vadano a finire le sedie quando si rompono, la risposta è “al di là di quella porta”, perché per poter buttare anche solo uno sgabello la scuola ha bisogno di permessi della Provincia e deve aspettare diversi anni, come dimostrano gli insoliti tesori di questa cripta scolastica. La prossima volta che in classe manca una sedia e dovete girare mezza scuola per trovarne un’altra, sapete dove cercare.
II – Il sotterraneo dell’orso
Gira per la scuola una leggenda secondo la quale non molto tempo fa al bradipo tridattilo impagliato e agli altri animali davanti alle macchinette al primo piano si affiancasse un orso. Che ci crediate o no, quell’orso esiste ancora, relegato in un altro sotterraneo, simmetrico rispetto al primo, del quale potete vedere la porta se, scendendo dal lato ferrovia, v’inoltrate per il corridoio a sinistra delle scale. In fondo, superato qualche scalino, accanto ad ulteriori gloriose reliquie di mobilio, si apre l’ingresso alla dimora dell’orso. Pensate che la Provincia avrebbe voluto farne un museo ma il progetto è naufragato a causa della recondita posizione degli spazi e anche dell’umidità che trasuda dalle pareti; al momento vi è stipata una catasta di ruderi del “Rudere” (ex giornalino del Beccaria, ndr.), oltre ad un’immensa quantità di minerali conservati in mobili di legno che corrono lungo le pareti o in scatole sul pavimento, tracce d’una concezione di insegnamento delle scienze ormai superato, certo, ma ugualmente affascinante, insieme ai più svariati animali impagliati, tra cui una maestosa aquila, mammiferi marini non meglio identificati uno dei quali, forse un tricheco o un lamantino, deve essere lungo almeno due metri; e infine Lui, l’orso, un bestione impressionante non tanto per l’altezza (essendo seduto, non supera di molto il metro), quanto per la posa, per l’espressione del muso: sembra vivo. Accanto a lui si erge quello che assomiglia moltissimo a uno scheletro umano, ma senza testa: ci si chiede a chi appartenesse e dove sia andato a finire il teschio… Certo sarebbe bello poter riesumare tutto ciò, magari riportando l’orso nella sua antica posizione.
III – Le segrete dell’aula magna
Al di là delle tende che chiudono la parete di fondo dell’aula magna, due rampe di scale salgono fino alla balconata; ma esse conducono anche alla zona sottostante. Attraversando un ampio pianerottolo in un angolo del quale si nota un misterioso busto, simile a quelli della palestra maschile ma senza nessuna lapide a indicare di chi fosse il ritratto, si accede, scendendo ancora, ad alcuni locali – tra cui pure un bagno funzionante – che dovrebbero essere adibiti a biblioteca pubblica; purtroppo i lavori sono fermi per mancanza di fondi.
IV – L’archivio e la biblioteca storica
Sul corridoio che conduce al sotterraneo dell’orso si affaccia una porta d’un colore giallino, piuttosto anonima, tanto che passandole accanto quasi non la si nota. Non si direbbe che al di là di questa si celino l’archivio e la biblioteca storica del Beccaria e, fattisi strada in una minuscola anticamera ingombra di scatoloni, si acceda al cuore stesso della scuola. Questa parte d’archivio, una stanza ampia, stipata di mobili e scaffali strabordanti di tomi e pacchi d’ogni genere, comprende documenti scolastici che vanno dai primi del Novecento fino ai giorni nostri, fra cui prove di maturità e registri con tanto di voti dei nostri predecessori. Questi sono consultabili, previa richiesta, per avere informazioni su eventuali avi beccarioti.
A sinistra dell’archivio si nasconde la porta di un altro locale, nientepopodimeno che la biblioteca storica. I volumi, che risalgono fino al 1500, sono custoditi in una affascinante struttura scorrevole simile al caveau d’una banca e a vederli (e annusarli, ndr.) prudono le punte delle dita dalla voglia di toccarli, di leggerli; ma ovviamente sono troppo troppo preziosi e troppo fragili. Verrebbe da chiedersi quale seicentesco studente abbia per ultimo sfogliato quelle pagine alla disperata ricerca di spunti per il compito dell’indomani…
La porta si richiude, ai piani di sopra la vita scolastica continua come tutti i giorni; ma ora sappiamo che sotto, da qualche parte, antichi libri, vecchi voti e un orso impagliato vigilano nel buio nell’attesa che qualcuno venga a cercarli.
A breve pubblicheremo anche il video del tour.





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