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Fine di un’era

Silvio Berlusconi: un uomo la cui stagione politica sembra concludersi oggi, nell’aria tesa della Camera e col rumoreggiare della folla all’esterno. Un’esperienza prodotta dal trauma della Prima Repubblica, termina con la probabile eclissi della Seconda. Diciassette anni caratterizzati da un radicale sconvolgimento della società, una stagione fondata sulla centralità, a tratti ossessiva, della sua persona, con la conseguente commistione dei risvolti pubblici e privati della vita di un esponente istituzionale. Ne è nata la polarizzazione dello scontro attorno ai candidati, più che ai partiti d’appartenenza ed ai loro programmi. Berlusconi è stato il più significativo elemento di scossa della politica italiana, travolgendo i ritualismi di cui essa era caratterizzata, paradossalmente riavvicinandola all’elettorato, in maniera tuttavia non ragionata, determinata principalmente dal suo istinto. Diciassette anni contraddistinti da un eccezionale e prepotente protagonismo, da campagne elettorali roventi, giocate soprattutto sulla sua persona, con una conseguente autentica spaccatura dell’opinione pubblica. Negli ultimi periodi la sua azione governativa è stata sorretta da una maggioranza fragile per contrasti interni, dovuti anche all’incapacità di sostenere un ampio confronto politico; tuttavia sarebbe ingiusto bollarla interamente come fallimentare. Un personaggio contrastante, osannato da un lato, disprezzato dall’altro. Ferruccio de Bortoli afferma che la Storia saprà essere con lui più generosa di quanto non lo sia stata la cronaca. Ai posteri spetterà l’ardua sentenza. Tuttavia, per la sua notoria caparbietà, a volte rasente la testardaggine e la spettacolarità con cui ha sempre agito, rendendo la sorpresa una costante dello scenario politico, nessuno può porre con certezza la parola “fine” alla sua esperienza né può prevederne le prossime mosse. Solo il futuro ne determinerà la conoscenza.