Calcio e oro nero, mondi vicini

È ormai noto il ruolo egemonico che il petrolio esercita sull’economia mondiale. Così, possedendo tale fonte energetica che frutta enormi capitali, vi è spesso la possibilità di investire in business altrettanto redditizi. Ecco allora che il calcio rappresenta un’ottima occasione per arricchire le tasche degli sceicchi. Risale al 2008 il primo investimento nel mondo calcistico di un signore del petrolio. Facendo sua la quota di maggioranza del Manchester City, squadra fino ad allora destinata ad una classifica non gratificante, Bin Zayd, proprietario di una delle maggiori compagnie petrolifere al mondo, accese dopo anni la speranza nei tifosi. Grazie a faraoniche campagne di mercato che hanno portato agli acquisti di giocatori del calibro di Robinho (ora al Milan), Nasri, Silva, Balotelli, Aguero ed all’ingaggio di Roberto Mancini come allenatore, il City si è trasformato in una tra le più forti squadre europee, arrivando a sconfiggere i cugini dello United per 6-1. Sul modello di Bin Zayd un altro sceicco, Abdullah ben Nasser Al Thani, nel giugno 2010 ha acquistato il modesto Malaga, con la speranza di portarlo in breve tempo ad alti livelli senza badare a spese, seppur in misura minore rispetto all’altro sceicco. Gli acquisti fatti fanno ben sperare per il futuro. Due nomi su tutti: Santi Cazorla e Ruud Van Nisterloy. L’investimento più recente, ma non meno oneroso, è l’acquisto per il 70% del Paris Saint Germain da parte di Tamin bin Hamad Al Thani. Grazie al suo contributo economico di 150 milioni di euro, minore dei 480 investiti da Bin Zayd, maggiore dei 58 di Al Thani, Leonardo, ingaggiato come dirigente, ha incrementato la rosa del Psg con gli acquisti di Menez, Sirigu, Pastore, Sissoko, Matuidi e Grameiro. Non è mancato l’interesse nemmeno per una squadra italiana, il Milan,che però ha rifiutato l’offerta.