DA MONTI UNA CHIAMATA DI RESPONSABILITA’
Il 7 gennaio Mario Monti si è recato a Reggio Emilia per celebrare il 215° del Tricolore. “Sono molto emozionato, questa è la mia prima visita ufficiale e mi è sembrato giusto partire da qui, da Reggio Emilia e dalla Festa per la nascita del Tricolore”.
La piazza principale della città è affollata e attende in silenzio l’arrivo del Presidente del Consiglio. Un applauso ripetuto è il saluto che lo accoglie. Poi, più tardi, verrà anche qualche contestazione ma, in apertura di questa giornata di festa, la piazza è come sospesa, curiosa, accogliente.
Dopo la cerimonia nella sala del Tricolore, arriva il pezzo forte: il suo intervento al teatro Valli, dove esordì Luciano Pavarotti.
Molti i punti importanti toccati dal suo discorso ma tre le chiamate all’assunzione di responsabilità, a partire da ciascuno di noi fino a coinvolgere gli Stati.
L’onestà nelle proprie mani
“Ci sono atti di mani che entrano nelle tasche e sono sicuramente da sconfiggere. Due ne cito”. Il primo: “Alcuni italiani mettono loro, le loro mani, nelle tasche di altri italiani. Sono gli evasori rispetto ai contribuenti onesti”. Il secondo: “Alcuni italiani mettono le mani nelle tasche di altri italiani senza che né i primi né i secondi se ne accorgano, estorcendo privilegi o rendite, spesso a seguito di provvedimenti pubblici del governo centrale o dei governi locali” .
Il peso (per gli altri) della furbizia
“E’ inammissibile che i lavoratori compiano sacrifici mentre c’è una porzione importante di ricchezza che sfugge alla tassazione, accrescendo così la pressione tributaria su chi non può sottrarsi al fisco”.
Nessuno da solo ce la può fare
“Nessun Paese europeo è talmente forte da pensare di andare avanti da solo ad affrontare l’economia globale. E nessuno può immaginare un’Europa che rinuncia a crescere. Non è un problema del Nord o del Sud. Nessuno pensi di fare a meno degli altri. L’Italia ha bisogno dell’Europa e l’Europa per rafforzarsi ha bisogno dell’Italia”.
A me, presente quel giorno a Reggio Emilia, resta il ricordo della piazza intera che canta l’inno nazionale.





Commenti recenti