Satire ed epistole f...

Dopo la pubblicazione dei primi tre libri delle “Odi”, Orazio ritornò all’ispirazione giovanile dei “Sermones”, pubblicando il primo libro delle “Epistole” (20 componimenti)nel 20 a.C.; e si tratta, in verità, dell’unica pubblicazione; per convenzione si chiamano secondo...

LE ODI DI ORAZIO

LE ODI (CARMINA). Le composizioni sono così suddivise: 38 odi nel I libro; 20 nel II; 30 nel III; 15 nel IV. Forse anche in polemica con Catullo,Orazio preferì Alceo a Saffo;in ogni caso introdusse nella poesia latina ben tredici tipi di strofe greche: prevalgono la strofe alcaica (37...

La persona del poeta...

Chiariamo anzitutto che la figura del poeta satirico entra in scena in quasi tutte le satire del I libro, senza peraltro assumere un ruolo esemplare né ingombrante (in questa parte del mio lavoro, seguo il Labate,che ha scritto il saggio più aggiornato sulle “Satire”). – Il I libro...

Gli scrittori di sat...

Gli scrittori di satire prima di Orazio Di coloro che furono i primi scrittori di “saturae” non sappiamo nulla o quasi: di Pacuvio abbiamo poche notizie,di Nevio altrettanto; qualcosa di più sappiamo di Ennio, che si deve considerare il capostipite della satira letteraria. Nei suoi...

Il genere letterario...

Il problema delle origini. Le origini della satira costituiscono una materia confusa, senza punti di riferimento certi, anche per la perdita completa, o quasi, di opere di scrittori come Ennio, Lucilio e Varrone. E ‘ nota l’affermazione di Quintiliano(35-40-100 c.ca d.C.): “Satura…tota...

GLI EPODI

La composizione degli “Epodi” si estende fra il 42 (gli anni della battaglia di Filippi e le proscrizioni) e il 31 a.C. (battaglia di Azio). Orazio, il giovane intellettuale che a Filippi aveva combattuto per la libertà repubblicana, nel giro di un decennio,in un’Italia stroncata dalle...

Orazio, Ode II, 14

Eheu fugaces, Postume, Postume, labuntur anni, nec pietas moram rugis et instanti senectae adferet indomitaeque morti, non si trecenis quotquot eunt dies, amice, places inlacrimabilem Plutona tauris, qui ter amplum Geryonen Tityonque tristi conpescit unda, scilicet omnibus , quicumque terrae...

Orazio, Ode III, 30

Exegi monumentum aere perennius regalique situ pyramidum altius, quod non imber edax, non Aquilo impotens possit diruere aut innumerabilis annorum series et fuga temporum. Non omnis moriar multaque pars mei uitabit Libitinam. Vsque ego postera crescam laude recens, dum Capitolium scandet cum...

Orazio, Epistola I, ...

Quid tibi visa Chios, Bullati, notaque Lesbos, quid concinna Samos, quid Croesi regia Sardis, Zmyrna quid et Colophon,maiora minorane fama? cunctane prae campo et Tiberino flumine sordent? an venit in votum Attalicis ex urbibus una?                           5 an Lebedum laudas...

Orazio, Epistola I, ...

Celso gaudere et bene rem gerere Albinovano Musa rogata refer, comiti scribaeque Neronis. Si quaeret quid agam, dic multa et pulchra minantem vivere nec recte nec suaviter, haud quia grando contunderit vitis oleamque momorderit aestus, nec quia longinquis armentum aegrotet in agris, sed quia...

Orazio, libro I R...

L’uomo integro di vita e puro da colpe non ha bisogno né dei giavellotti mauri né di un arco né di una faretra piena di frecce avvelenate. O Fusco, sia che si accinga a viaggiare attraverso le Sirti infuocate, sia per il Caucaso inospitale o per quei luoghi che lambisce il leggendario...

Orazio, libro I – Ode XIV apr10

Orazio, libro I R...

O nave, nuovi flutti ti riporteranno in mare. Che fai? Guadagna in fretta il porto. Non vedi come il fianco è spoglio di remi, l’albero della nave s’incrina in balia dei venti, cigolano le antenne, e senza trinche a stento può resistere alla furia del mare la tua chiglia? Non hai...

Orazio, libro I R...

Tu ne quaesieris, scire nefas, quem mihi, quem tibi finem di dederint, Leuconoe, nec Babylonios temptaris numeros. Ut melius, quidquid erit, pati. Seu pluris hiemes seu tribuit Iuppiter ultimam, quae nunc oppositis debilitat pumicibus mare Tyrrhenum: sapias, vina liques, et spatio brevi spem...

Orazio, libro I R...

Vedi come si erge candido per la neve caduta in abbondanza il Sorate e ormai i boschi affaticati non sostengono più il peso e i fiumi a causa del gelo pungente si sono gelati. Sciogli il freddo ponendo largamente legna sopra il fuoco e più generosamente del solito versa il vino vecchio di...

Orazio, libro I R...

Mecenate, tu che sei nato da re (etruschi) molto antichi, o tu che sei il mio presidio e la mia dolce gioia, ci sono coloro che amano raccogliere col cocchio la polvere di Olimpia e, sfiorata la meta con le ruote infuocate, la palma della vittoria innalzare fino agli dei signori delle terre....

Orazio, libro III &#...

O fonte Bandusia, più limpida del cristallo, degna di dolce vino non senza fiori, domani tu sarai donata di un capretto a cui la fronte gonfia dalle corna pronte a spuntare destina sia amore sia battaglia. Invano: infatti il rampollo del gregge lascivo macchierà a te le gelide acque del suo...

Orazio, libro II ...

Se al largo tu non insisti a sfidare il mare e, nel timore di burrasche, per prudenza non rasenti il litorale e le sue insidie, meglio vivrai, Licinio. C’è una misura d’oro: chi la predilige evita cauto lo squallore di un tugurio in pezzi, e sobrio lo splendore di una reggia che...

Orazio, libro II ...

O tu, che tante volte con me fossi ridotto all’ora estrema quando militavamo sotto Bruto, chi ha ridonato te come quirite agli dei patri e al cielo italico, Pompeo, il primo dei miei amici con il quale spesso spezzai il giorno che indugiava con il vino e con i capelli coronati di...

Orazio, libro II ...

Settimio, che sei pronto ad andare con me fino a Cadige e al Cantabro che non ha imparato a sopportare in nostro giogo e alle Sirti barbare dove sempre l’onda maura ribolle, Tivoli costruita dal colono argivo sia la sede della mia vecchiaia, sia il termine (per me) stanco del mare, della...

Orazio, libro I R...

O fanciullo, odia lo sfarzo persiano, disdegna le corone intrecciate con fili di Tiglio; tralascia di cercare qualunque luogo indugi la rosa tardiva. Non voglio che tu premurosamente aggiunga altro al semplice mirto, né a te che servi a tavola si addice il mirto né a me che bevo sotto un...

Orazio, libro I R...

Ora bisogna bere, ora bisogna battere a terra con il piede libero, ora finalmente ornare i cuscini degli dei con cibi degni dei Sali, o amici; prima non era lecito tirare fuori il vino dalle cantine degli avi, mentre la Regina (= Cleopatra) preparava nella sua follia la rovina per il...

Orazio, libro I R...

Che cosa può chiedere un poeta ispirato ad Apollo a cui è stato dedicato un tempio, per che cosa prega libando dalla coppa il vino novello, non le messi ricche della Sardegna non gli armenti graditi della Calabria (odierna Puglia) infuocata, non l’oro o l’avorio Indice, non i...