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	<title>Studenti del Liceo classico Beccaria</title>
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		<title>Analisi della critica leopardiana</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Feb 2012 15:17:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giacomo Maugeri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><img width="275" height="183" src="http://studenti.liceobeccaria.it/wp-content/uploads/2012/02/images-19.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="images (19)" title="images (19)" /></p>Giacomo Leopardi è, senza dubbio, un personaggio unico nella nostra letteratura ed è particolarmente peculiare per la sua filosofia e poetica distaccata dai modelli della sua contemporaneità. Ciò ha dato modo alla critica di sviluppare le più strampalate idee sull&#8217;oscuro personaggio che il più delle volte rasentano l&#8217;assurdo. Tramite le fonti di cui disponiamo cerchiamo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="275" height="183" src="http://studenti.liceobeccaria.it/wp-content/uploads/2012/02/images-19.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="images (19)" title="images (19)" /></p><p>Giacomo Leopardi è, senza dubbio, un personaggio unico nella nostra letteratura ed è particolarmente peculiare per la sua filosofia e poetica distaccata dai modelli della sua contemporaneità. Ciò ha dato modo alla critica di sviluppare le più strampalate idee sull&#8217;oscuro personaggio che il più delle volte rasentano l&#8217;assurdo. Tramite le fonti di cui disponiamo cerchiamo di capire cosa sia verosimile o meno.<br />
Tutto cominciò con l&#8217;incompiuta monografia di Francesco de Sanctis, nella quale svolge una riflessione sugli Idilli, considerati il massimo momento della sua poesia.  Egli, per primo, tramite la sua preziosa analisi ha avuto il pregio di notare lo stretto legame tra il carattere di Leopardi e le sue poesie:</p>
<p>Leopardi, come lo conosciamo già, è un personaggio punto epico e punto drammatico, è un personaggio idillico. Non è un uomo d&#8217;azione, non partecipa alla vita esteriore; [...]Tolto all&#8217;azione e alla vita esteriore, in quell&#8217;ambiente odioso di Recanati, si sviluppa ancora più in lui la concentrazione naturale del suo spirito in sé stesso. Così vien fuori una natura contemplativa, solitaria, a cui quegli studi, quel vivere, quel sentimento della sua infelicità porgono sempre un nuovo nutrimento.</p>
<p>Il suo grosso limite, tuttavia, è stato fermarsi a considerare solo gli Idilli, e, dunque, non parendo lecito a noi moderni stimare Virgilio sommo poeta per le Bucoliche, ci permettiamo di criticare aspramente l&#8217;operato del De Sanctis, soprattutto per l&#8217;infelice equazione &#8220;Leopardi idillico : Leopardi Cristiano = Leopardi post-idillico : Leopardi filosofo nichilista&#8221; che sarà dura a morire:</p>
<p>La solitudine, la malinconia, la vista e l&#8217;impressione della natura suscitano una disposizione religiosa, la quale altro non è se non un alzarsi dello spirito di là del limite naturale verso l&#8217;infinito. E questa è davvero una contemplazione religiosa. [...] Qui non c&#8217;è niente di filosofico, come sarà in poesie posteriori. E&#8217; una vera contemplazione, opera dell&#8217;immaginazione, con la sua ripercussione nel sentimento, com&#8217;è lo spirito religioso.</p>
<p>Il successo della forzatura del De Sanctis è evidente, ben quarant&#8217;anni dopo, nel capitolo dedicato da Croce a Leopardi nel saggio Poesia e non Poesia all&#8217;inizio del quale troviamo subito:</p>
<p>Dove si trovi la poesia del Leopardi è già additato dalla comune coscienza critica, la quale, dopo avere accolto freddamente le Operette Morali, rifiutati i Paralipomeni e la Palinodia, accusava di prosaicità la Ginestra e altri carmi, con atto risoluto e per opera del De Sanctis e [...] riconobbe altresì che le prime canzoni sono oratoria e oratoria di scuola, [...] e indirizzò l&#8217;ammirazione soprattutto ai cosiddetti «idilli»[...].</p>
<p>Lapidario come un iscrizione tombale questo giudizio di Croce pone una pietra sulla critica leopardiana dei successivi vent&#8217;anni, che proseguirà per lo più per via tautologica, ad eccezione dell&#8217;interessante studio di Franscesco Flora sul lessico leopardiano, in cui coglie gli aspetti innovativi dell&#8217;impianto classicista del poeta:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In questa lingua che pare fissata una volta per sempre da Francesco Petrarca, e ripresa da Pietro Metastasio, l&#8217;anima è l&#8217;alma; il core è quasi sempre il cor; la giovinezza è l&#8217;età verde o l&#8217;età novella o il fior degli anni miei; [...] Ebbene, proprio con queste parole nei lor giri più letterariamente tradizionali, e che a prenderli staccati paion consunti e perfin ridicoli; proprio con queste voci sollevate in una musica che le fa risuonare sotto un nuovo arco, ove par che sian dette per la prima volta, Giacomo Leopardi ha creato i suoi più originali incanti. [...] L&#8217;intensità di quelle parole è appunto nel rapporto tra la loro storia illustre e la lor nuova vita nella poesia leopardiana.[...] Un poeta ridarà alle parole, alle frasi, ai costrutti un significato sorgivo e un suono e un diverso peso: ne attenuerà la metafora o la farà più densa, chiudendo in essa la tradizione di alcuni secoli o risalendo alla primissima età, quando la voce era ancora mimetica, grumosa della materia su cui nacque&#8230; La ricerca del linguaggio, presso il Leopardi, è intesa a mostrare dunque come nel nuovo tono del poeta l&#8217;antica frase si rinnovi;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Questo giudizio sulla poetica leopardiana è senz&#8217;altro innovativo ed è forse il primo ad individuare una certà unicità nella scelta del suo lessico poetico anche se, un po&#8217; superficialmente, Flora non è riuscito a coglierne un evoluzione. Paradossalmente la situazione si capovolgerà dopo la fine della guerra, con i due saggi di Walter Binni e Cesare Luporini, che andranno a screditare fortemente il Leopardi idilliaco a favore di una trasfigurazione garibaldina dei suoi ultimi componimenti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>E mentre il poeta [...] passa [...] da una posizione più critico-analitica ad una posizione più affermativa e combattiva, [..] anche attraverso una distinzione importantissima fra progresso umano ammesso come progresso di consapevolezza della situazione umana e di coerenti conclusioni pratiche sul piano di una costruzione di civiltà disillusa e solidale [...], supera il pessimismo più statico delle Operette, fa della ragione un&#8217;arma solida con cui gli uomini possono e devono liberarsi da miti e consolazioni superbe e frivole e con cui il Leopardi prende sempre più deciso partito nella storia del suo tempo, in tutte le sue dimensioni ideologiche spirituali e politiche, per lui inseparabilmente congiunte.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Certamente è fondamentale l&#8217;aver riscoperto l&#8217;esistenza di un Leopardi diverso da quello degli idilli, forse anche più ateo e materialista, ma ci pare anacronistico fare di quest&#8217;ultimo, pur con tutto il suo amore per l&#8217;illuminismo, un giacobino. Permeata dello stesso spirito filo-marxista è gran parte della critica successiva, della quale pare opportuno citare Sebastiano Timpanaro che, nonostante teso come gli altri a cercare quei quattro frammenti di versi permeati di dottrina socialista, riesce per primo a comprendere l&#8217;evoluzione del pensiero leopardiano tramite il passaggio dal pessimismo storico a quello cosmico:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Mentre il pessimismo &#8220;storico&#8221; democratico-russoiano degli anni precedenti era, per così dire, spontaneamente progressista, sul piano politico-sociale, molto meno facile e immediato era il compito di coordinare il nuovo pessimismo materialistico con un atteggiamento politico-sociale progressista.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Certamente sul contenuto politico-sociale della sua interpretazione Timpanaro sembra più parlare di Gramsci che non di Leopardi, a cui mette in bocca un&#8217;attenzione per la classe sociale che non ritroviamo in nessuna delle mille e più pagine dello Zibaldone.</p>
<p>Aperto il vaso di pandora della critica moderna su Leopardi potrei continuare il mio discorso per giorni, ma a questo punto intendo soffermarmi soprattutto su quel filone della critica detta &#8220;filosofica&#8221; che,  grazie a Emanuele Severino, ha visto in Leopardi una tappa importante della filosofia occidentale:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Leopardi è stato il primo nella cultura occidentale a mostrare che la verità, come visione autentica delle cose, mette in luce il loro uscire dal nulla e il loro ritornare nel nulla. Si tratta, a ben vedere, dei grandi temi dell&#8217;ontologia greco-moderna. Se l&#8217;uomo appartiene al movimento dell&#8217;uscire dal nulla e del ritornare nel nulla, allora la contemplazione di questo movimento &#8211; come dice Leopardi in uno dei suoi Pensieri &#8211; &#8220;è verissima pazzia&#8221;. [...] &#8220;verissima&#8221; perché mostra come stanno effettivamente le cose.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ritengo assai valida questa interpretazione poichè coglie ciò che davvero è alle spalle della filosofia leopardiana: l&#8217;ontologia. Infatti quando egli dice strinse i mortali in social catena non si riferisce nè all&#8217;uomo in quanto individuo, poichè egli detesteva gli individui, nè all&#8217;uomo in quanto comunità o classe, che egli disprezzava forse più degli individui stessi, ma all&#8217;uomo inteso come animal, come ente, non come accidente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>FONTI:</p>
<p>Leopardi di Franscesco De Sanctis (1883)</p>
<p>Poesia e non Poesia di Benedetto Croce (1923)</p>
<p>Storia della lettertura italiana di Francesco Flora (1940)</p>
<p>La poesia eroica di Giacomo Leopardi di Walter Binni (1947)</p>
<p>Filosofi vecchie nuovi di Cesare Luporini (1947)</p>
<p>Classicismo e Illuminismo nell&#8217;Ottocento italiano di Sebastiano Timpanaro (1965)</p>
<p>Le &#8216;Opere di Genio&#8217;: Leopardi di Emanuele Severino (1993)</p>
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		<title>Calciomercato, ma non solo.</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 20:31:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gioacchino Forti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><img width="265" height="190" src="http://studenti.liceobeccaria.it/wp-content/uploads/2012/02/images-2.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="images (2)" title="images (2)" /></p>Il calciomercato di gennaio è stato piuttosto magro per le squadre italiane, che ne hanno tratto poco profitto. Acquisti più importanti: Borriello da Roma a Juventus, Vargas da Universidad de Chile a Napoli, Gilardino da Fiorentina a Genoa. Questo mercato riflette la situazione odierna delle società italiane che non stanno più al passo con le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="265" height="190" src="http://studenti.liceobeccaria.it/wp-content/uploads/2012/02/images-2.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="images (2)" title="images (2)" /></p><p>Il calciomercato di gennaio è stato piuttosto magro per le squadre italiane, che ne hanno tratto poco profitto. Acquisti più importanti: Borriello da Roma a Juventus, Vargas da Universidad de Chile a Napoli, Gilardino da Fiorentina a Genoa. Questo mercato riflette la situazione odierna delle società italiane che non stanno più al passo con le principali squadre estere, molte ormai dominate dai petrolieri arabi, che si possono permettere cifre inimmaginabili rispetto ai nostri “poveri” club nazionali. Infatti, con la crisi che imperversa, le squadre cercano nuovi fondi, poiché negli ultimi tempi sono pochi coloro che desiderano cimentarsi nel difficile business del calcio. Il segnale positivo, dimostrato anche nel precedente mercato, è la fiducia sui giovani, i quali hanno una carriera davanti, costi minori e si possono dimostrare grandi rivelazioni (es: Alvarez dell’Inter).</p>
<p>Si spera che quest’anno porti fortuna alle squadre dell’Italia, che, ora come ora, scivola sempre più in basso. La classifica delle nazioni la vede in posizione non degna rispetto alla grande storia della serie A: superati recentemente dalla Germania e avvicinati dalla Francia, mentre Inghilterra e Spagna sono molto avanti, e soprattutto i club di quest’ultima esprimono un livello calcistico senza pari (Barcellona, Real Madrid&#8230;). L’unico gesto dell’ultimo autunno che ha portato speranza è stato il 3-2 tra Barcellona e Milan. La squadra rossonera è riuscita quasi a tener testa all’attuale club più forte del mondo, segnale che il Barça non è irraggiungibile come pensato fino a quel momento.</p>
<p>Prima ancora degli acquisti, la cosa più importante è il gioco. Il risultato dell’inizio di questa seconda fase di campionato vede Inter in grande crescita, Milan e Juve una conferma (nonostante entrambe siano in leggero calo), Udinese e Lazio rivelazioni dell’anno (anche loro in lieve difficoltà), Napoli non al massimo, la Roma che sta vedendo realizzato il progetto dell’allenatore Luis Enrique.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Guidolin e la sua Udinese: i nuovi big del calcio italiano</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 20:24:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Costa e Francesco Falaguerra </dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><img width="275" height="183" src="http://studenti.liceobeccaria.it/wp-content/uploads/2012/02/images-1.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="images (1)" title="images (1)" /></p>La serie A costituisce da parecchio tempo, e in particolare nel corso di questa stagione, una vera e propria anomalia in ambito europeo: al contrario di quanto si sta verificando in campionati, come quello spagnolo, non sono solo due squadre a essere in lizza per la conquista del titolo. Nell&#8217;avvincente realtà della massima serie italiana [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="275" height="183" src="http://studenti.liceobeccaria.it/wp-content/uploads/2012/02/images-1.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="images (1)" title="images (1)" /></p><p>La serie A costituisce da parecchio tempo, e in particolare nel corso di questa stagione, una vera e propria anomalia in ambito europeo: al contrario di quanto si sta verificando in campionati, come quello spagnolo, non sono solo due squadre a essere in lizza per la conquista del titolo. Nell&#8217;avvincente realtà della massima serie italiana un esempio straordinario è quello dell&#8217;Udinese, squadra che nelle ultime due stagioni ha ottenuto risultati a dir poco sorprendenti. L&#8217;anno scorso, sotto il comando di Guidolin, i friulani hanno totalizzato ben 66 punti qualificandosi per i play-off della Champion&#8217;s League, risultato raggiunto già nel 2004-05 con Spalletti in panchina. Con la cessione del talentuosissimo Sanchez, grande protagonista della scorsa stagione, erano sorti diversi dubbi in merito alla competitività dell&#8217;Udinese per quest&#8217;anno, ma in realtà la squadra di Guidolin continua a confermare partita dopo partita quanto di buono ha fatto fino a questo momento.</p>
<p>Grazie al prolifico capitano Totò Di Natale, 128 reti in bianconero, i friulani hanno migliorato ulteriormente il loro rendimento concludendo il girone d&#8217;andata in terza posizione a 38 punti, distanti di sole tre lunghezze dalla capolista Juventus. Diversi sono i punti di forza: dalla giovane età dei giocatori, che permette una grande costanza nel ritmo, alla solidità del reparto difensivo che fa dell&#8217;Udinese la seconda miglior difesa del torneo con appena 14 reti al passivo. Tutte le grandi ad averla affrontata fin ad ora non hanno avuto vita facile: un pareggio per il Milan ed una sconfitta per l&#8217;Inter. È quindi degno di nota il lavoro svolto da Guidolin, uno tra gli allenatori più competenti della serie A, che colpisce ogni giorno di più prendendosi piano piano soddisfazioni sempre maggiori sia in campo, basti pensare alla memorabile partita contro l&#8217;Arsenal, sia nei confronti di presidenti come Zamparini, che, al momento, hanno non pochi motivi per rimpiangerlo</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Unione Europea, opinioni a confronto</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 20:05:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Lobascio e Sebastiano Corli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><img width="249" height="203" src="http://studenti.liceobeccaria.it/wp-content/uploads/2012/02/images.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="images" title="images" /></p>Già Carlo Magno era considerato “padre dell’Europa”; Rinascimento, Illuminismo, Risorgimento diedero il loro ideale contributo ad un progetto che si è concretamente attuato, nelle sue linee di unità monetaria ed economica, solo di recente. Oggi vive una fase di “deficit democratico”, i cui sviluppi saranno determinanti per la sua storia. Premettiamo che l’Unione Europea è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="249" height="203" src="http://studenti.liceobeccaria.it/wp-content/uploads/2012/02/images.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="images" title="images" /></p><p><em>Già Carlo Magno era considerato “padre dell’Europa”; Rinascimento, Illuminismo, Risorgimento diedero il loro ideale contributo ad un progetto che si è concretamente attuato, nelle sue linee di unità monetaria ed economica, solo di recente. Oggi vive una fase di “deficit democratico”, i cui sviluppi saranno determinanti per la sua storia.</em></p>
<p>Premettiamo che l’Unione Europea è necessaria ai suoi Stati membri per riuscire a competere con le grandi economie emergenti come Cina, India, Brasile. La causa delle sue deficienze strutturali è l’assenza di effettiva unione politica in un quadro di unità e cooperazione economica (concretizzatasi nell’adozione dell’Euro). Il concetto di unione monetaria quale comune programmazione economica è stato attuato senza la perdita di sovranità nazionale nei confronti di un organismo superiore, realtà per la quale i tempi non sono ancora maturi. Un cinquantennio di trattati è servito a stabilire regole finanziarie per un’entità politica momentaneamente astratta. Ci siamo prefissati un sogno pseudo- federalista e non l’unico obiettivo per cui l’UE avrebbe avuto un senso, la crescita di ogni aderente. Abbiamo creato organismi atti ad imporre regole di bilancio e non a sostenere l’azione dei singoli Governi nel raggiungere, ciascuno seguendo i propri percorsi politici, i traguardi di sviluppo per cui si sarebbe rafforzato l’intero complesso Unione Europea. BCE, Fondo salva-Stati, OCSE non vengono intesi come enti volti a promuovere ripresa, bensì come impositori di un’unica programmazione. Di fronte alla crisi, ci siamo posti il problema di intraprendere la difficile ed inconcludente strada della discussione politica, anziché concentrarci sullo sviluppo, sulla stabilità, sull’assistenza, grazie alle quali l’Unione trarrebbe vantaggio. Infatti, solo l’adeguamento delle condizioni di crescita dei singoli e la comunanza di traguardi, evitando così la preponderanza e l’effetto paralizzante di interessi particolari, consentirebbe l’adozione di linee politiche unitarie.</p>
<p><strong><em> Riccardo Lobascio</em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La prospettiva del nostro continente si pone verso un’incombente fragilità: se un tale apparato costituzionale si è consolidato sotto una moneta comune, i cui effetti hanno tuttavia consentito un’autonomia assoluta di alcuni Stati sovrani, causando una vigilanza su questioni economiche quasi del tutto contabile, la scarsa coesione dei membri ha invece maggiormente esposto la crisi dell’organismo UE rispetto ad altre nazioni più indebitate (USA, Giappone), sebbene interamente sovrane della propria moneta e delle proprie politiche. Tale frammentarietà sta focalizzando alcune fratture: gli intenti dell’Inghilterra, accennata una prospettiva di abbandono dell’Unione Europea, potrebbero persino alludere ad una futura spaccatura, purché la necessità di affrontare l’urto dei mercati non compatti definitivamente i vari Stati sovrani. Dai provvedimenti dei loro parlamenti dipende questo duplice indirizzo, proprio questa indipendenza legislativa potrebbe imporre un nuovo periodo di stasi decisionale, che ha condotto fino a tali termini. Una politica direttiva attuata da una cerchia di nazioni “più eguali delle altre” proietta l’avvento di uno scisma sino ad essere ipotizzata, da parte di alcuni economisti, un’Europa a due velocità dotata di differenti sistemi monetari. Il “Merkosy”, esemplare per tale tensione, ha inasprito il clima, nel momento in cui la Francia, dopo Grecia, Italia e Spagna, è stata declassata dalle agenzie di rating statunitensi, seppur in misura minore, mentre la Germania ha dimostrato la propria inettitudine davanti alla posizione assuntasi, adoperata per dilazionare i supporti economici alla Grecia prima del suo tracollo, intervenendo, anzi, ad arrestare sia qualsivoglia progetto di condivisione dei debiti pubblici sia la funzione della BCE come prestatore di ultima istanza. Proprio attorno a tali Stati, ossia Germania, Francia, Italia, Spagna e Grecia (a cui potremmo aggiungere Portogallo e Irlanda), si determineranno le sorti della UE: il loro default e i loro decreti sanciranno quanto la lunga egemonia dell’Europa nella storia dovrà definitivamente soccombere.<br />
<em><strong> Sebastiano Corli</strong></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Ora di religione: la facoltà di scegliere</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 20:00:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matilde Capelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><img width="274" height="184" src="http://studenti.liceobeccaria.it/wp-content/uploads/2012/02/download.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="download" title="download" /></p>Intervista al prof. Bertoglio “Avere facoltà di avvalersi di un insegnamento è certamente un’opportunità”, esordisce Fabio Bertoglio, professore di religione, che per la prima volta si esprime in merito al regime di facoltatività. “La religione è una delle forze più significative che caratterizzano la società umana e civile, un patrimonio culturale confrontabile con quello letterario [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="274" height="184" src="http://studenti.liceobeccaria.it/wp-content/uploads/2012/02/download.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="download" title="download" /></p><p><strong>Intervista al prof. Bertoglio</strong><br />
<em></em></p>
<p><em>“Avere facoltà di avvalersi di un insegnamento è certamente un’opportunità”</em>, esordisce Fabio Bertoglio, professore di religione, che per la prima volta si esprime in merito al regime di facoltatività.<em> “La religione è una delle forze più significative che caratterizzano la società umana e civile, un patrimonio culturale confrontabile con quello letterario e artistico che estende la sua influenza sull’intero arco della storia e in qualsiasi area geografica, una notevole ricerca della verità e del senso a disposizione di tutti”</em>. Che cosa perdono, dunque, le persone che non frequentano l’ora di religione? <em>“Perdono un intero vocabolario”</em> che è significativo per la comprensione delle cose di questo mondo. Indipendentemente dall’essere credente o meno, l’ora di religione si configura come alfabetizzazione per la comprensione di tanti aspetti della storia e della vita. E come tutte le ricerche di senso, <em>“è un bene che sia facoltativa. Queste cose si scelgono. Sempre”</em>. Ma allora che cosa spinge le persone a non frequentare l’ora di religione? <em>“Sarebbe utile rivolgere queste domande agli studenti che scelgono o meno di avvalersi. Tuttavia” </em>prosegue Bertoglio<em> “ritengo che coloro che non frequentano l’insegnamento della religione non abbiano avuto sufficienti motivi per avvalersene” </em>e utilizzano questo “spazio”  per uscire da scuola, per allentare la tensione, per  studiare con i compagni. E quelli che frequentano? <em>“Alcuni lo fanno per un malinteso senso del dovere da parte delle famiglie. Il risultato, in questo caso, è generalmente mediocre. Altri frequentano per abitudine o inerzia. Nel migliore dei casi i risultati sono nell’ordine dello studio diligente. Nel peggiore, di mediocrità. Una buona parte, infine, presta un’attenzione sincera che può sfociare in vero interesse e stima per la materia dando risultati che possono essere anche eccellenti”</em>. Ora di religione facoltatività, dunque, come “facoltà di scelta”: non imposizione, non scorciatoia sulla comprensione.</p>
<p>﻿</p>
]]></content:encoded>
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		<title>IL “TEMPO” DI CARNEVALE</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 19:42:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marta Gerosa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Carnevale]]></category>
		<category><![CDATA[medioevo]]></category>
		<category><![CDATA[mitica-magica]]></category>
		<category><![CDATA[nobili]]></category>
		<category><![CDATA[tradizione cristiana]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><img width="275" height="183" src="http://studenti.liceobeccaria.it/wp-content/uploads/2012/02/images1.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="images" title="images" /></p>Qualunque cosa facciate a Carnevale, se avete intenzione di mascherarvi, sappiate che questa tradizione non risale alle origini di questa festività. Le cerimonie pagane del Carnevale nascono in Mesopotamia, quando una volta all’anno era concesso abbandonare il lavoro ed infrangere i divieti, per ritornare all’ordine cosmico del mondo e rigenerarsi, dal caos nasceva il nuovo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="275" height="183" src="http://studenti.liceobeccaria.it/wp-content/uploads/2012/02/images1.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="images" title="images" /></p><p>Qualunque cosa facciate a Carnevale, se avete intenzione di mascherarvi, sappiate che questa tradizione non risale alle origini di questa festività. Le cerimonie pagane del Carnevale nascono in Mesopotamia, quando una volta all’anno era concesso abbandonare il lavoro ed infrangere i divieti, per ritornare all’ordine cosmico del mondo e rigenerarsi, dal caos nasceva il nuovo anno. Anche in Egitto venivano organizzate delle parate in onore della dea Iside, legata al rinnovamento dell’anno.</p>
<p>Come dimenticare, da studenti del liceo Classico, le Dionisiache greche, dove i ruoli venivano ribaltati: gli schiavi diventavano padroni e viceversa. La festa in onore del dio Bacco, veniva celebrata tra l’inverno e la primavera. Anche a Roma, nei Saturnali, accadeva qualcosa di simile con feste e banchetti, dove tradizionalmente Mamurio Veturio, coperto di pelli di capra, rappresentava il vecchio anno e veniva percosso con delle bacchette: si pensava infatti che così facendo nel nuovo anno la terra sarebbe stata fertile.</p>
<p>Il Carnevale della tradizione cristiana perde la funzione mitica-magica, diventando il periodo precedente alla Quaresima fino a mutarsi nel Medioevo in una tradizione riservata ai nobili. Era quindi il periodo in cui indossare il costume: le feste nelle corti erano sfarzose e terminavano con la “morte del Carnevale”, dove veniva bruciato un fantoccio. Riguardo alle maschere, sappiate che all’inizio erano usate per allontanare gli spiriti maligni, poi per celare la propria identità, commettere atti vandalici e dimenticare il proprio status sociale, ritornando al capovolgimento dei ruoli tipico dei Saturnali.</p>
<p>Adesso le feste di Carnevale sono molte e tutto il mondo si contende il titolo di migliore parata. In Italia le più importanti si svolgono a Venezia, Viareggio e Ivrea. Venezia è la città piena di colore e dai costumi elaborati: tra le tradizioni carnevalesche il volo dell’angelo e la discesa di un ospite segreto dal campanile di San Marco. Viareggio è ricordata soprattutto per la parata dei carri di cartapesta che, nati in origine con l’intento di denuncia e sbeffeggio, raffigurano personaggi noti o momenti importanti dell’anno passato. Se preferite le rievocazioni storiche, invece, non potete mancare al Carnevale d’Ivrea: due fazioni nemiche, “il popolo” e “l’esercito”, si sfidano in una battaglia… con le arance. Invece in Europa la varietà di feste è maggiore e per chi amasse gli agrumi, ma non le battaglie, a Mentone sono incredibili le sculture di limoni ed arance. Per i più sognatori è perfetta Basilea, dove alla sera, spenti i lampioni, sfilano ragazzi con tradizionali lanterne di carta sul capo che riportano scritte sull’anno passato, accompagnati dal suono di una melodia di flauti. Di grande effetto l’atmosfera di Rio de Janeiro, dove ballerini di samba e carri girano per la città portando allegria: per questo è la meta più gettonata dei turisti. Simile anche la parata delle isole caraibiche Trinidad e Tobago, con musiche coinvolgenti di tamburi e sfilate di bande. Lasciatevi quindi trasportare dal Carnevale e ricordate: semel in anno licet insanire.</p>
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		<title>Cuori di Krapfen con crema alle fragole</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 19:17:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Deborah Sartori</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[dolci]]></category>
		<category><![CDATA[fragole]]></category>
		<category><![CDATA[krapfen]]></category>
		<category><![CDATA[ricetta]]></category>
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		<description><![CDATA[<p><img width="300" height="225" src="http://studenti.liceobeccaria.it/wp-content/uploads/2012/02/191-300x225.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="191" title="191" /></p>San Valentino si avvicina e per l’occasione in questo numero ho deciso di proporvi una variante più romantica (e dietetica) dei famosi e golosissimi krapfen austro-tedeschi. Vi auguro quindi buon divertimento in cucina e tanti auguri a tutti gli innamorati! Ingredienti (circa 15 krapfen) Per la pasta: 500 gr. di farina 00 2 uova 80 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="300" height="225" src="http://studenti.liceobeccaria.it/wp-content/uploads/2012/02/191-300x225.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="191" title="191" /></p><p>San Valentino si avvicina e per l’occasione in questo numero ho deciso di proporvi una variante più romantica (e dietetica) dei famosi e golosissimi krapfen austro-tedeschi. Vi auguro quindi buon divertimento in cucina e tanti auguri a tutti gli innamorati!</p>
<p><em><strong>Ingredienti (circa 15 krapfen)</strong></em></p>
<p><em><span style="text-decoration: underline;">Per la pasta:<br />
</span></em>500 gr. di farina 00<br />
2 uova<br />
80 gr. di burro<br />
25 gr. di lievito<br />
80 gr. di zucchero<br />
Latte</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><em>Per il ripieno</em></span>:<br />
200 gr. di fragole<br />
200 ml di panna da montare<br />
1 cucchiaio raso di fecola<br />
1 bustina di vanillina<br />
2 tuorli d’uovo<br />
150 gr. di zucchero</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><em><strong><em><strong>Preparazione</strong></em><br />
</strong></em></span><span style="text-decoration: underline;"><em> </em></span></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><em>Crema<br />
</em></span>Pulite, lavate e frullate le fragole. In una casseruola, mescolate il frullato di fragole con lo zucchero, i tuorli e la fecola. Mettete la casseruola su fuoco dolce e continuate a mescolare fino a far addensare. Togliete dal fuoco e fate raffreddare. Intanto montate la panna con la vanillina ed incorporatela alla crema raffreddata.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><em>Pasta<br />
</em></span>Stemperate il lievito in un po’ di acqua tiepida (va bene anche del latte) e unite la metà della farina. Fate una palla e mettetela a riposare per un paio d&#8217;ore. Versate il resto della farina su una superficie, unite la pasta lievitata, le uova, 50 gr. di burro, lo zucchero e il latte (se necessario per ottenere una consistenza media). Impastate tutto e lasciate di nuovo a riposare fino a che non raddoppia di volume. Riprendete l&#8217;impasto, stendetelo con il mattarello in uno spessore di 1,5 cm e ritagliate con lo stampino dei cuori. Mettere su un cuore il ripieno e richiudere con un altro cuore. Continuate così fino a che non finisce l&#8217;impasto. Mettete i krapfen su una teglia e rimetteteli a riposare. Spennellate con i restanti 30 gr. di burro fuso e fate cuocere in forno preriscaldato a 180 ˚C per circa 20/25 min. Sfornate e spolverizzate con lo zucchero a velo, oppure servite in un piatto con delle fragole e un po’ della crema di fragole rimasta.</p>
<p><strong>p.s.</strong> Se avete un po’ di fretta oppure non avete la pazienza per aspettare molto e volete accelerare i tempi di lievitazione, vi consiglio di mettere la pasta vicino al calorifero (anche sopra, come ho fatto io) oppure in forno a 40/50 ˚C, finirete di sicuro prima!</p>
<p><strong>Buon appetito!</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Alla scoperta del Tubo con Michael Righini</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 19:11:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena Domenichini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[humor]]></category>
		<category><![CDATA[Intervista]]></category>
		<category><![CDATA[Michael Righini]]></category>
		<category><![CDATA[video]]></category>
		<category><![CDATA[willwoosh]]></category>
		<category><![CDATA[youtube]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><img width="284" height="177" src="http://studenti.liceobeccaria.it/wp-content/uploads/2012/02/images-15.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="images (15)" title="images (15)" /></p>Per chi non lo conoscesse ancora, Michael Righini è una giovane promessa di Youtube, i suoi video umoristici hanno riscosso moltissimo successo nel web ottenendo migliaia di visualizzazioni: l’abbiamo intervistato per saperne di più riguardo al mondo di Youtube e al suo lavoro. Come realizzi i tuoi video? Con una Reflex, una Canon 7D. Metti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="284" height="177" src="http://studenti.liceobeccaria.it/wp-content/uploads/2012/02/images-15.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="images (15)" title="images (15)" /></p><p>Per chi non lo conoscesse ancora, Michael Righini è una giovane promessa di Youtube, i suoi video umoristici hanno riscosso moltissimo successo nel web ottenendo migliaia di visualizzazioni: l’abbiamo intervistato per saperne di più riguardo al mondo di Youtube e al suo lavoro.</p>
<p><strong>Come realizzi i tuoi video?</strong><br />
Con una Reflex, una Canon 7D.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Metti per iscritto i tuoi video prima di girarli?</strong><br />
Solitamente sì, mi faccio una scaletta, ma molte cose vengono improvvisate.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>C’è chi pensa che tu abbia copiato Willwoosh (un famoso Youtuber) cosa ne pensi?</strong><br />
Willwoosh è un mio amico, certo l’ispirazione c’è, come lui ha preso ispirazione da altri, ma sempre con il proprio stile e le proprie idee. Io ci provo!<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Cosa fai nella vita?</strong><br />
Il video maker: riprese e montaggio video. Anche se ultimamente faccio più lo youtuber, ormai per me è quasi un lavoro, ma fortunatamente per ora rimane un divertimento.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Cosa ricavi da questi video? Youtube ti finanzia?</strong><br />
Youtube ti dà la Partnership, che consiste nell&#8217;applicare pubblicità e sponsor sul tuo canale e sui tuoi video e in base alle visite ti arriva qualcosa. Ma non posso dirvi quanto: ci sono momenti in cui si può guadagnare, in altri non vedi una lira.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>C&#8217;è uno youtuber che ti piace particolarmente?</strong><br />
Willwoosh e i Pantellas, gli Hmatt, Canesecco, Nonapritequestotubo&#8230; Una volta ce n&#8217;erano pochi, ora c&#8217;è il mondo&#8230; Matiosky è uno dei comici migliori in Italia secondo me.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Se fossi un personaggio storico chi vorresti essere?</strong><br />
Socrate, mi ha sempre affascinato.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>I tre valori più importanti della tua vita?</strong><br />
Soldi, donne, droga, omicidio, uscire dalla galera… Scherzo! Amore amicizia e famiglia.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Cosa consigli di fare a chi vuole cimentarsi nel mondo di Youtube?</strong><br />
Non sono il dio di Youtube, ma il mio consiglio è quello di fare quello che ci piace, ci diverte, anche con un pizzico di viralità ogni tanto e non esagerare con gli spam perché non c&#8217;è bisogno di chiedere pubblicità, se una persona vuole crescere cresce, non ne ha bisogno.<br />
Saluto con ardore gli studenti del liceo classico Beccaria di Milano. <strong>Sciao Belli!</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>San Valentino</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 19:05:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Filippo Rovati e Beatrice Medved</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[14 febbraio]]></category>
		<category><![CDATA[7° secolo]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
		<category><![CDATA[Catullo]]></category>
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		<category><![CDATA[festa]]></category>
		<category><![CDATA[Saffo]]></category>
		<category><![CDATA[san valentino]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><img width="279" height="180" src="http://studenti.liceobeccaria.it/wp-content/uploads/2012/02/images-111.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="images (11)" title="images (11)" /></p>Fra pochissimo ormai, il 14 febbraio, si celebrerà la festa del Santo che tutti gli innamorati prediligono: San Valentino, il giorno dell’Amore per eccellenza. Ma perché questa ricorrenza è così famosa? Ripercorriamo la storia di un sentimento fondamentale per l’uomo partendo dai Greci, i primi a mettere in versi l’amore. Innanzitutto per i Greci l’amore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="279" height="180" src="http://studenti.liceobeccaria.it/wp-content/uploads/2012/02/images-111.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="images (11)" title="images (11)" /></p><p>Fra pochissimo ormai, il 14 febbraio, si celebrerà la festa del Santo che tutti gli innamorati prediligono: San Valentino, il giorno dell’Amore per eccellenza.</p>
<p>Ma perché questa ricorrenza è così famosa?</p>
<p>Ripercorriamo la storia di un sentimento fondamentale per l’uomo partendo dai Greci, i primi a mettere in versi l’amore. Innanzitutto per i Greci l’amore era un Dio, Eros, che armato di arco e frecce scoccava dardi colpendo i mortali.Chi veniva trafitto non aveva scampo: si innamorava.</p>
<p>Eros però non era solo un sentimento astratto, si manifestava anche come desiderio sessuale irrefrenabile.</p>
<p>È in quest’ottica alquanto realistica che si colloca una delle voci più abili nel descrivere l’insieme di sensazioni che l’Amore genera: Saffo. Vissuta nella seconda metà del 7° secolo a.C., scrisse per un uditorio che era al tempo stesso pubblico ed ispirazione poetica: a lei era affidato un gruppo di fanciulle da istruire nelle tappe del cammino pedagogico fino all’età adulta. Tra le abilità che Saffo doveva trasmettere alle allieve, oltre alla rappresentazione di canti orali, vi erano anche pratiche sessuali omoerotiche, che trovano ampia espressione nei testi della poetessa. I Greci dunque, paradossalmente, a San Valentino avrebbero dovuto scegliere fra il loro amore omosessuale di giovinezza (tappa del cammino pedagogico) e l’amore “adulto”, eterosessuale.</p>
<p>Qualche secolo dopo il poeta latino Catullo, nei testi dedicati alla sua Lesbia, mette in luce gli aspetti più vari della percezione amorosa, dall’odio più profondo all’ammirazione più totale, a seconda delle fasi del rapporto. Pensiamo ora ai versi “egli mi pare simile ad un dio”, incipit di una composizione di Saffo ripresa fedelmente ma riadattata alla propria sensibilità da Catullo, che dedica l’ode a Lesbia. Il bisogno di rendere lode all’amante o comunque di analizzare i sentimenti generati dall’Amore è un filo che lega epoche anche lontanissime.</p>
<p>Passiamo così alla concezione di Amor cortese, che trova espressione nella poesia trobadorica nel sud della Francia. Visione squisitamente medievale, tuttavia attuale per chi si immedesimi nell’incapacità di farsi avanti con l’oggetto del desiderio, o nell’appagamento dato dalla sola lode dell’amato/a, anche a costo del solo “amore di lontano”.</p>
<p>Il tema amoroso è poi protagonista nelle composizioni dei poeti della “scuola siciliana”, nata presso re Federico II nel XIII secolo .“Amore è un Disio che vien dal core” scrive Jacopo Da Lentini. Definizione che riecheggia in centinaia di testi pop moderni.</p>
<p>Beatrice da Dante, Laura da Petrarca, chissà cosa avrebbero ricevuto per San Valentino, forse qualche capolavoro poetico.</p>
<p>Arrivando al giorno d’oggi , dove il conformismo ci impone di adattarci al modo attuale di celebrare la festa, vediamo insieme la storia di San Valentino e le sue usanze. Il modo odierno per festeggiare San Valentino prese piede in Inghilterra e in Francia, presto seguite dagli altri paesi occidentali.</p>
<p>Questa festività è più che altro un pretesto commerciale per la vendita di biglietti di auguri, fiori, cioccolatini, gioielli o vestiti. Un sondaggio della Greeting Card Association ha stabilito che i biglietti di San Valentino sono i più venduti dopo quelli di Natale, e secondo la Confederazione degli Agricoltori il 70% delle coppie ogni anno festeggia regalando mazzi di rose (oltre 14 milioni). In tutto il mondo il 14 Febbraio è anche festeggiato con delle competizioni simpatiche tra innamorati, come i record dei baci più lunghi o dei baci in apnea. Le coppie più sfrenate si buttano in esperienze sbalorditive come il bungee jumping a due, o il lancio da un aereo. Molti preferiscono una “fuga” romantica in mete esotiche come Caraibi e Tailandia o più classiche come la Toscana. Tra noi adolescenti le prime coppiette si scambiano i regali, un misto di cliché e affetto, con la tradizione di “etichetta” che impone al ragazzo di sorprendere l’amata.</p>
<p>Buttatevi e non temiate le conseguenze, magari prendendo spunto dalle voci dei geni letterari qui citati.</p>
<p>Buon San Valentino a tutti.</p>
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		<title>Corno d&#8217;Africa: La carestia</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 18:52:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bianca Casati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[carestia]]></category>
		<category><![CDATA[corno d'acfrica]]></category>
		<category><![CDATA[onlus]]></category>
		<category><![CDATA[ONU]]></category>
		<category><![CDATA[rifugiati]]></category>
		<category><![CDATA[survival international]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><img width="265" height="190" src="http://studenti.liceobeccaria.it/wp-content/uploads/2012/02/images-9.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="images (9)" title="images (9)" /></p>Nel 2011 l’ONU ha decretato lo stato di massima gravità per i paesi del Corno d’Africa, in particolare per Somalia, Etiopia e Kenya, afflitti dalla più grave carestia degli ultimi 60 anni. Si stima che, a causa della carestia, siano circa 12 milioni le persone che soffrono la fame nella regione e di queste 720 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="265" height="190" src="http://studenti.liceobeccaria.it/wp-content/uploads/2012/02/images-9.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="images (9)" title="images (9)" /></p><p>Nel 2011 l’ONU ha decretato lo stato di massima gravità per i paesi del Corno d’Africa, in particolare per Somalia, Etiopia e Kenya, afflitti dalla più grave carestia degli ultimi 60 anni.</p>
<p>Si stima che, a causa della carestia, siano circa 12 milioni le persone che soffrono la fame nella regione e di queste 720 mila sono bambini a rischio di morte imminente a causa di grave malnutrizione acuta.</p>
<p>La causa principale della carestia è la fortissima siccità che ha colpito la regione, diretta conseguenza dei forti cambiamenti climatici avvenuti in questi ultimi anni.</p>
<p>A questa si sono purtroppo aggiunti i vari conflitti in cui sono stati coinvolti i paesi, sia recentemente che in passato, e che ne hanno decimato la popolazione e indebolito l’economia.</p>
<p>La conseguenza di tutto ciò è che le popolazioni colpite dalla carestia continuano a migrare verso i territori confinanti e il loro flusso è così imponente che l’estensione dei campi profughi, situati solitamente appena fuori il perimetro delle città, è in costante aumento. L’Alto Commissariato Delle Nazioni Unite per i Rifugiati denuncia un totale di 955 mila rifugiati solo tra i Somali.</p>
<p>Come hanno sottolineato Anab Ahmed Abukar e Edna Moallin Abdirahman, due volontarie dell’associazione Kariba appena rientrate da un sopralluogo a Mogadiscio, nei campi profughi la situazione è estremamente critica: molto spesso situati su territori privati, i profughi sono costretti a pagare un affitto mensile (in mancanza di pagamento vengono sfrattati e subito sostituiti da altri immigrati), l’acqua scarseggia e le esigue risorse presenti sono a pagamento, il cibo è insufficiente, manca una rete fognaria, il sovraffollamento è tale che spesso esiste una sola latrina per decine di famiglie e il rischio di epidemie è naturalmente altissimo. Spesso gli aiuti portati, dai teli protettivi per le baracche alla costruzione di scuole, risultano superflui perché tutto il possibile viene barattato con viveri e anche i bambini devono occuparsi di procurare del cibo.</p>
<p>Le numerose ONLUS che operano nei campi si occupano delle necessità più svariate, dalla distribuzione di viveri alla costruzione di abitazioni e scuole, all’assistenza sanitaria, alla pulizia dei campi. Il loro contributo è indispensabile e preziosissimo, tuttavia la realtà che si trovano ad affrontare è di dimensioni, complessità e urgenza tali che molto spesso è difficile coordinarsi efficacemente e si rischia di sovrapporsi in alcuni ambiti di intervento o, viceversa, di lasciare scoperti altri bisogni essenziali.</p>
<p>La situazione del Corno d’Africa è resa ancora più drammatica dal fatto che nei paesi colpiti dalla carestia si trovano alcuni territori, in particolare nel Sud della Somalia e nella valle dell’Omo, in Etiopia, particolarmente fertili, i quali potrebbero davvero rappresentare una preziosissima risorsa per risollevare la regione dalla crisi.</p>
<p>Recentemente, invece, è stato avviato dal governo etiope un progetto che prevede la cessione di molti di questi appezzamenti a compagnie occidentali che intendono sfruttarli per piantagioni estensive di prodotti destinati al mercato estero, sottraendo di fatto la materia prima agli agricoltori locali e incrementando così disoccupazione e povertà.</p>
<p>Nel caso della bassa valle dell’Omo, dove sono stati destinati alle piantagioni più di 300.000 ettari di terre tribali e parchi nazionali, il progetto del governo etiope comporta addirittura lo sfratto di parte dei 200.000 indigeni che vivono da sempre in questa regione, gli unici del Corno d’Africa che, grazie alla profonda comunione che sempre lega i popoli tribali alle loro terre ancestrali, non sono stati colpiti dalla carestia.</p>
<p>Il progetto agro-alimentare varato dal governo prevede inoltre la costruzione di varie dighe sull’Omo allo scopo di creare una serie di canali di irrigazione destinati alle future piantagioni. Una di queste dighe, la Gibe III, avrebbe però l’effetto di impedire alle popolazioni locali di continuare a praticare l’unico tipo di agricoltura, basato sulle esondazioni stagionali dell’Omo, che può consentir loro di sostenersi e segnerebbe la fine della pastorizia nell’Etiopia meridionale. Survival International, l’organizzazione che difende i diritti umani dei popoli tribali di tutto il mondo, e lo stesso Unesco, che nel 1980 ha proclamato la valle dell’Omo patrimonio dell’umanità, hanno chiesto ufficialmente al governo etiope l’immediata sospensione del progetto.</p>
<p>È desolante pensare che, in una situazione già così drammatica, le priorità di un governo non siano la salute dei suoi cittadini ma unicamente i propri interessi economici: infatti questo controverso progetto avrebbe come unica conseguenza l’acuirsi della carestia e la sofferenza di altre migliaia di persone.</p>
<p>Un rappresentante di una comunità indigena della zona ha inviato questo messaggio ai sostenitori di Survival: “Per favore, aiutateci. Questo progetto di piantagioni porterà ai nostri popoli tutto tranne che la pace”.</p>
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